Molly Lowe ha perso 48 chili: ‘Se non sono al mio meglio, non posso dare il meglio agli altri’

Molly Lowe ha 28 anni, è alta 1 metro e 75 e adesso pesa 73 chili. A gennaio 2014, pesava 121 chili. Ecco la sua storia.

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Weight-Loss Win è una serie originale di Yahoo Health, dedicata alla condivisione delle motivanti esperienze vissute da persone che hanno perso peso in modo sano.

Il punto di svolta

Il peso è sempre stato un problema per me, sin da piccola sono stata la più alta e la più robusta di tutte le mie amiche e conoscenti. Diversi ricordi legati a questo, soprattutto dell’infanzia e della prima adolescenza, mi tornano spesso in mente e mi viene da chiedermi come abbia fatto a non vedere il peso come un problema per così tanto tempo. Ma, in realtà, mi ero semplicemente abituata a una situazione di disagio e non badavo ai problemi legati a tutto ciò.

Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con le diete. Solo dopo la nascita di mia figlia nel 2012 ho intuito di avere perso completamente il controllo. Probabilmente tutte le mamme che vanno alla prima visita medica post-parto notano una perdita di peso. Il mio calo di peso? Quasi nullo. Tuttavia, non ero sorpresa, perché i chili riflettevano il mio stile di vita. Si trattava di un peso maggiore di quello che potessi gestire, o perlomeno io lo percepivo così — 105 chili! E quindi ero grassa, infelice e depressa. Ciò nonostante, questa situazione non mi spinse a iniziare una dieta ferrea appena uscita dal dottore, anzi per dirla tutta andai dritta filata a mangiare in un Burger King, per poi continuare con un dessert della catena Dunkin’ Donuts.

Il resto del 2012 andò avanti così, come anche il 2013, e il mio peso continuò ad aumentare, fino ad arrivare a 121 chili. In quel periodo mi furono diagnosticate una depressione post-parto e una sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), che non fecero altro che sommarsi al mio problema di peso. Anche dopo aver preso coscienza di soffrire di due fattori che influiscono pesantemente sulla vita, non trovavo ancora il coraggio di cambiare le mie abitudini… era proprio necessario che toccassi il fondo prima.

Quando il mio matrimonio iniziò ad andare a rotoli e iniziai a perdere del tutto la mia autostima, finalmente capì che dovevo cambiare. Odiavo essere una moglie, una madre, una figlia e un’amica. Ero cosciente che gran parte dei miei problemi derivava direttamente del mio peso, soprattutto la depressione e la sindrome PCOS, così il 1° gennaio 2014, come molte altre persone, stabilì i miei buoni propositi per l’anno nuovo, decidendo di dimagrire e iniziare a ricostruire la mia vita.

I cambiamenti

Sapevo di dovere intraprendere un drastico cambiamento di abitudini. Eliminare i carboidrati raffinati, lo zucchero e il gelato NON erano delle opzioni praticabili. Neanche dedicarmi per ore e ore al cardiofitness e alla corsa potevano funzionare per me, perché mi ci ero già dedicata in passato e sapevo che non sarei durata più di qualche settimana. Questa volta mi interessai alla dieta flessibile e intuì subito che era il metodo migliore per il mio caso. Mi accontento facilmente, ma se pratico delle restrizioni sul cibo so già che dopo un po’ non ci riuscirò — questo metodo non funziona né per me, né per i miei familiari! La dieta flessibile è il metodo più semplice che abbia mai seguito, invece: si tengono presenti i macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) anziché le semplici calorie. Fare ogni volta questo calcolo mi ha resa cosciente di cosa stavo facendo assumere al mio organismo, aiutandomi a ristabilire una relazione salutare col cibo. Se desidero mangiare un hamburger, lo mangio. Se invece mi va del pollo alla griglia, mangio questo. Ho smesso di etichettare le pietanze come “buone” o “cattive”, e ho iniziato a dare nutrimento al mio corpo. Sotto molti profili, ho ripreso ad apprezzare il cibo.

Ho aspettato circa un mese prima di aggiungere anche dell’esercizio fisico: ho iniziato con del cardiofitness e dei pesi, 5 giorni a settimana. Più mi ci dedicavo e più mi piaceva l’allenamento per perdere peso… si prova davvero qualcosa di incredibilmente potente quando ci si sente forti. E sentirmi forte fisicamente mi ha aiutato anche a rafforzarmi mentalmente.

Dopo

Ora mi sento come se potessi fare qualsiasi cosa. Dico davvero! In innumerevoli momenti durante il processo ho pensato “non ce la farò mai.” E invece ce l’ho fatta! Mi è capitato un sacco di volte fino al momento in cui ho iniziato a credere in me stessa. Perdere i chili di troppo mi ha regalato una sicurezza in me stessa che non avevo mai provato prima. Amo di nuovo la vita. Ancora più importante: perdere peso mi ha liberato dalla depressione e dai sintomi della sindrome PCOS.

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Molly prima (a sinistra) e dopo (a destra) essere dimagrita. (Foto per cortesia di Molly Lowe)

Ormai, non considero nemmeno più questo processo come una dieta o una routine da seguire, perché è diventato una parte di me. Seguo ancora una dieta flessibile e non sono sicura che riuscirei più a non badare a cosa mangio, perché so bene quanto rapidamente potrebbe sfuggirmi di mano la situazione. Fare caso a tutto ciò che mangio mi rende in grado di capire da cosa può dipendere un eventuale aumento o diminuzione di peso. Nel frattempo, mi alleno ancora 5 giorni su 7 e il sollevamento pesi è diventato quasi una religione per me. Vado in palestra per trovare me stessa: è qui che mi decomprimo e organizzo le mie giornate.

Il mantenimento

Cerco di avere un equilibrio perfetto! Mi capita ancora di mangiare fuori casa e non mi porto il cibo da casa quando vado alle feste di compleanno. Se la mia famiglia desidera una pizza per cena, mangio anche io la pizza! Ho imparato ad ascoltare il mio corpo: se ho bisogno di un giorno di pausa in palestra, semplicemente me lo prendo. Nessun rimpianto! Non bisogna guardare indietro, ma solo procedere in avanti.

Cerco di concedermi una gratificazione ogni giorno. Che si tratti di una porzione di gelato o di mezza barretta di cioccolato, la inserisco nel mio programma di dieta. Una volta al mese, mi permetto addirittura di mangiare un pasto senza stare a calcolare nulla. Mi piace programmarlo con largo anticipo, così diventa un appuntamento da attendere. Ovviamente non si tratta di un’intera giornata senza controllo, ma solo di un pasto, completo di dolce! Ci ho messo un po’, ma ho imparato a non trascinare questo evento nei giorni successivi. Ciascun nuovo pasto è un’opportunità per tornare in carreggiata.

Anche se mi lasciassi andare per qualche giorno, non rovinerei tutto il mio duro lavoro fatto. Qualche pasto non controllato e alcuni allenamenti saltato non sarebbero in grado di stravolgere la mia nuova vita. Sono realista: si tratta di un impegno che coinvolge tutta l’esistenza e devo ammettere che non è possibile pensare di non avere nessuna tendenza a tornare indietro. Ma la cosa importante è essere costanti.

Le difficoltà

La mia maggiore difficoltà è il senso di colpa che mi prende nel dedicare tempo per me stessa. Quando diventi una donna e una madre, è facile perdersi in tutte le responsabilità della routine giornaliera, finendo per dare più la minima importanza a se stessi. Imparare a dare priorità a me stessa è stato decisamente difficile. Ma se non sono al mio meglio, non posso dare il meglio agli altri.

Se mi capita di avere una giornata storta, ripenso alle volte in cui mi rifiutavo di uscire di casa perché odiavo il mio aspetto. Ricordo quando mi sedevo sul divano, quando tutti erano fuori casa, e mangiavo un intera torta per poi scoppiare a piangere perché non riuscivo a fermarmi. Non perdo mai il ricordo di come ero prima e la consapevolezza di come mi sono evoluta emozionalmente e fisicamente. Questa presa di coscienza mi aiuta sempre ad andare avanti con decisione. Ed essere onesta con me stessa mi garantisce una base solida.

Un consiglio

Non usate mai il cibo come ricompensa o l’allenamento come punizione — creereste soltanto delle cattive relazioni con entrambi!

Andie Mitchell

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