Molti euro per i Benetton

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·5 minuto per la lettura
Autostrade (Photo: Ansa)
Autostrade (Photo: Ansa)

C’è un prezzo, economico e politico, che il Governo si appresta a pagare se la trattativa in esclusiva tra la Cassa depositi e prestiti e Atlantia dovesse concludersi con un accordo sul futuro di Autostrade. È il prezzo dell’uscita dei Benetton. Quello concordato nella lunga e tribolata notte tra il 14 e il 15 luglio non vale più. E il conto per Conte e i suoi, ora, è molto più pesante. Perché adesso le parti discutono sulla vendita dell′88% della società autostradale alla Cassa e ad altri investitori e questo schema ha una ricaduta che cambia l’esito di una partita che si trascina dal crollo del ponte Morandi a Genova. La ricaduta: i soldi che la Cassa dovrà mettere sul piatto finiranno nelle casse di Atlantia, di cui i Benetton possiedono il 30 per cento. E questa volta, a differenza di tre mesi fa, non c’è il divieto di distribuire questi soldi tra i soci.

Bisogna partire dalle garanzie che il Governo riteneva acquisite e che ha festeggiato per capire come le cose stanno invece per cambiare. Nella lettera di impegni di Atlantia del 14 luglio, quella che ha fatto da base all’accordo con l’esecutivo, è indicata una doppia opzione per sancire il passaggio delle autostrade dal controllo dei Benetton a quello dello Stato. La prima, come si evince dal testo della lettera che Huffpost è in grado di pubblicare in esclusiva, prevede un aumento di capitale di Autostrade “riservato a favore di un soggetto a partecipazione statale (Cassa Depositi e Prestiti), nel rispetto dei diritti dei soci di minoranza, al fine di consentire di acquisire una quota complessiva post aumento di capitale al 33% (auspicabilmente entro il 30 settembre 2020). In pratica un aumento di capitale, riservato alla Cassa, per farla entrare dentro Autostrade. Quindi senza un passaggio di soldi dalla Cassa ad Atlantia e quindi ai Benetton. La seconda gamba dello schema dice che Atlantia vende una parte delle azioni di Autostrade “a investitori istituzionali, di gradimento di Cassa Depositi e Prestiti” in modo che questi investitori arrivino ad avere in mano il 22% di Autostrade. Sommato al 33% della Cassa, ecco che la maggioranza e il controllo della società cambiano volto. In questo caso c’è un passaggio di soldi, ma sono gli investitori, non lo Stato, a pagare e comunque, come c’è scritto nella stessa lettera, “Atlantia si impegna a questo proposito a non destinare in nessun modo tali risorse alla distribuzione dei dividendi”. In pratica i soldi passano dagli investitori ad Atlantia, ma la società non può distribuirli ai suoi soci. Quindi neppure un euro ai Benetton.

Lettera Atlantia (Photo: Huffpost)
Lettera Atlantia (Photo: Huffpost)

All’indomani dell’accordo, Luigi Di Maio rilasciò un’intervista al Corriere della Sera. Domanda: “Con l’ingresso di Cassa depositi e prestiti e dei nuovi soci, anche se indirettamente sarà lo Stato a creare le condizioni perché la famiglia Benetton venga pagata per uscire. Si parla di una cifra di almeno 4 miliardi. Va bene così?”. Risposta: “Ma non è così, perché l’uscita avviene con aumento di capitale dedicato a Cassa depositi e prestiti. E Cdp mette i soldi in Autostrade non li dà ad Atlantia. Non compra nulla da Atlantia e allo stesso tempo Autostrade per l’Italia firma un impegno a non distribuire i dividendi”. Al netto dell’errore (il divieto di distribuire i dividendi è in capo ad Atlantia, non ad Autostrade), l’esultanza del ministro era supportata dallo schema di cui si è detto fino ad ora.

Ora però il nuovo schema, quello della vendita dell′88% di Autostrade, ribalta questo ragionamento. I Benetton non avranno più il controllo della società e questo è un dato che rimane perché la nuova Autostrade sarà in mano alla Cassa e ad altri investitori. Letta in un’ottica politica i 5 stelle e in generale il Governo può continuare a dire che i Benetton non gestiranno più le autostrade. Ma per garantire che la Cassa abbia in mano il pallino della nuova società bisogna fargli comprare una quota di controllo di quell′88% che compra insieme ad altri investitori (i nomi più accreditati sono quelli dei fondi Blackstone Macquarie).

Innanzitutto - e questo è il prezzo economico di cui si diceva all’inizio - bisognerà capire quanti soldi verranno messi sul piatto dalla Cassa. Nelle ipotesi iniziali, l’aumento di capitale avrebbe comportato un esborso di circa 3-4 miliardi. Il prezzo della vendita di Autostrade non è ancora stato fissato (gli analisti lo valutano intorno ai 10 miliardi), ma i soldi che Cdp dovrà versare potrebbero essere più consistenti rispetto a quelli necessari per l’aumento di capitale. In ogni caso c’è un prezzo e il prezzo va concordato tra le parti. Quindi anche Atlantia, e quindi anche i Benetton, dovranno essere d’accordo sul prezzo giusto.

La seconda considerazione - e questo è il prezzo politico - è che qualunque sia l’importo, i soldi che la Cassa metterà sul piatto finiranno nelle casse di Atlantia. Solo che in questo caso si tratta di una vendita e non c’è il divieto di distribuire i dividendi. Quindi l’incasso può essere distribuito ai soci e quindi anche ai Benetton. È vero che la stessa Atlantia potrebbe decidere di tenere per sé l’incasso e lasciare i soci senza un euro per attenuare il peso del suo debito, ma questa decisione spetta al consiglio di amministrazione. Può avvenire come non può avvenire. E comunque se Atlantia dovesse decidere di tenere le risorse in cassaforte e quindi tagliare il debito usando i soldi della Cassa, il suo valore sarebbe più alto. E quindi più elevato anche il valore dei suoi soci. E quindi anche dei Benetton, che hanno il 30% di Atlantia attraverso la società Edizione. È vero che senza Autostrade nella pancia il valore di Atlantia diminuirebbe e quindi il beneficio positivo dei Benetton potrebbe essere a saldo zero perché bilanciato da una perdita, ma questo è uno scenario che è affidato ai mercati. E i mercati giocano con le loro regole.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.