Molto rumore per nulla, i veri “guerrieri” non sono no vax

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(Photo: Lorenzo Palizzolo via Getty Images)
(Photo: Lorenzo Palizzolo via Getty Images)

I progetti paventati nella chat dei “Guerrieri”, i no vax finiti nel mirino degli investigatori della Digos e indagati per istigazione a delinquere aggravata dall’uso di strumenti telematici, erano tanti e diversi: tra questi, un percorso che prevedeva passaggi improbabili, come il bombardamento con un drone alla Camera dei deputati. Stefano M., 53 anni, diceva di avere “i gingilli a lungo raggio da provare”, ma c’è anche chi, come la cameriera 53enne Sandra, aveva invitato a “lanciare uova, verdure marce e letame” durante una visita, poi annullata, del ministro Speranza. Tutti progetti annunciati in chat e mai realizzati. Francesco, milanese di 34 anni, è ossessionato dai ripetitori 5G: “Dobbiamo bruciarli tutti. Metterne fuori uso tanti contemporaneamente così diventeranno matti nel correre dietro a riparare”. Fobie e ossessioni diverse, ma tutte unite da un unico fil rouge: il non sense.

Nessuno dei “Guerrieri” ha trascorsi in politica, né legami con movimenti di piazza. Tutti incensurati, livello culturale “medio basso” e lavori modesti. Alcuni, guarda caso, con problemi psichiatrici. Durante il blitz sono stati sequestrati tirapugni, manganelli, spray al peperoncino e una katana giapponese. Questo è l’arsenale, non del tutto proporzionato alle intenzioni riversate sulle tastiere, e un risultato che probabilmente non corrisponde alle aspettative delle forze dell’ordine che ieri mattina – con conseguente e focoso allarme a mezzo stampa – hanno proceduto con perquisizioni in tutta Italia. Più della minaccia sembra prevalere la caricatura: imbevuti di fermento e teorie complottiste, i “nostri terroristi” farneticavano in chat di “lanciare molotov contro i camion delle tv” e di “far fuori” i giornalisti, ma in realtà i 200 componenti del gruppo non si erano nemmeno mai visti. È davvero questa la nuova frontiera della minaccia terroristica in Italia?

Tra le armi sequestrate anche alcune pistole semiautomatiche e delle carabine. In Italia detiene un porto d’armi quasi un milione e mezzo di persone. Se agli italiani che hanno una regolare licenza si aggiungono gli operatori dei Corpi di polizia e delle Forze armate, che sono quasi 500mila, abbiamo circa 1,9 milioni di italiani che possiedono regolarmente almeno un’arma da fuoco. Almeno una, perché la normativa stabilisce che, una volta ottenuta la licenza, si possono tenere in casa tre armi da sparo, sei armi ad uso sportivo, un numero illimitato di fucili e carabine, otto armi antiche o artistiche, nonché munizioni e polvere da sparo. Considerando che ogni famiglia italiana è composta in media da 2,3 individui, il conto è presto fatto: ci sono quasi 4,5 milioni di italiani, compresi i minori, che hanno un’arma a portata di mano: probabilmente lo stesso risultato sarebbe stato raggiunto se si fossero perquisiti i dentisti o gli imbianchini.

Gli identikit sono istruttivi. C’è Cleytus, 46 anni, fondatore dell’ormai famoso gruppo Telegram, custode in un palazzo di Milano. Pochi giorni fa ha postato sul suo profilo Facebook un video a torso nudo, in cui chiedeva scusa ai suoi adepti per non aver potuto partecipare alla manifestazione di Roma. Colpa delle mancate ferie non concesse dalla cooperativa per cui lavora. “Ma sono e resterò un guerriero”. Quando si è trovato la polizia alla porta, Cleytus ha immediatamente preso il telefono e cancellato l’intero gruppo Telegram. La stessa prontezza di un bambino che nasconde la caramella appena rubata. Peccato che in questo caso gli agenti, collegati da remoto, hanno registrato tutto in diretta. E poi altre foto, video, commenti: tutto è condiviso sui social. Su Facebook, una sfilza di fotomontaggi del premier Mario Draghi vestito da nazista e da Satana. Insomma sparano, sì, nel senso che le sparano grosse.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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