Monca, litigiosa, ferma. L'Ue perde Londra, ma non reagisce

Angela Mauro

L’Europa sta per perdere un pezzo, la Gran Bretagna. Ma nemmeno il tanto ricercato e finalmente arrivato accordo sulla Brexit, condito da tristezza e senso di sconfitta a Bruxelles perché trattasi pur sempre di una sottrazione all’Unione, nemmeno questo spinge i leader a rimboccarsi le maniche per agire sui tempi top in agenda. Il Consiglio europeo di ottobre si conclude con un nulla di fatto, se si esclude la ratifica dell’intesa raggiunta con Boris Johnson. Clima, bilancio pluriennale, allargamento ad Albania e Macedonia del Nord, tutto può aspettare: materie rinviate. Assolutamente leggera e inadeguata alla drammaticità della guerra in Siria, poi, la discussione sulla Turchia.

Monca, litigiosa e ferma. I 27 leader orfani del Regno Unito non riescono a partorire nulla in questo vertice che, secondo la tabella di marcia stabilita al consiglio europeo di giugno, doveva arrivare a delle conclusioni almeno sulla materia dell’allargamento ad Albania e Macedonia del Nord, Stato tra l’altro reduce da un accordo molto sofferto con i greci della ‘omonima’ regione.

Proprio su questa materia anzi si consuma lo scontro principale tra Emmanuel Macron e il resto dell’Ue. Finisce male per il presidente francese che nella sua strenua opposizione all’avvio dei negoziati per l’adesione dei due paesi balcanici trova il sostegno delle sole Olanda e Danimarca. Ma tanto basta per congelare tutto e rimandare la discussione a maggio 2020, in occasione del vertice europeo in Croazia (a partire da gennaio presidente di turno dell’Unione), si prevede la presenza dei rappresentanti politici di Albania e Macedonia del Nord.

Il vertice di Bruxelles lancia un segnale di immobilismo ancor più grave alla vigilia del voto di Westminster sulla Brexit. Ma sono ancora una volta le ragioni di politica interna a prevalere. Incalzato da Marine Le Pen sull’immigrazione, Macron non cede sull’allargamento: in Francia la maggioranza delle domande di cittadinanza sono di...

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