Monfalcone, la sindaca fa monitorare i prof di sinistra: "Sono velenosi"


Anna Maria Cisint, sindaca leghista di Monfalcone, in Friuli-Venezia Giulia, era già passata alle cronache per aver eliminato da tutte le biblioteche della città le copie dei quotidiani il Manifesto e Avvenire. Poi di nuovo per aver fissato il tetto massimo di bambini di origine straniera nelle scuole materne al 45%, cancellando dall'anagrafe del comune 936 stranieri perché non più residenti in città.

Ma non le è bastato, ed ora è tornata far parlare di sé dopo aver annunciato pubblicamente la sua caccia ai professori di sinistra negli istituti di Monfalcone.

"Con le loro ideologie, avvelenano i giovani, osteggiando apertamente le scelte democratiche che gli italiani stanno manifestando verso gli amministratori della Lega", dice la prima cittadina, facendo riferimento inoltre alle segnalazioni di "preoccupazione e disagio" raccolte in due anni di mandato da genitori, studenti e anche dai docenti che in quel clima "di sinistra", invece, non si riconoscono. Proprio quelle segnalazioni, fa sapere la Cisint, saranno consegnate al Garante per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che affiancherà l'amministrazione cittadina nel monitoraggio dei docenti e che, attraverso un apposito "punto di ascolto riservato", valuterà i singoli casi di "disagio creato dagli insegnanti" per eventualmente segnalarli a chi di competenza, direttore scolastico o ministero che sia.


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"All'arroganza e alla boria leghista non c'è mai fine. La foga epuratrice ora ha individuato un altro nemico da additare alla pubblica piazza: adesso è il turno degli insegnanti 'di sinistra', colpevoli solo di non condividere l'opinione di governo e di esprimere liberamente le proprie opinioni. Di questo passo toccherà presto a chissà chi altro, tutto per instillare il pensiero unico". Così commenta il vice capogruppo del Pd nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Diego Moretti. "Da settembre quindi a Monfalcone, e non solo pare, avremo le nuove liste di proscrizione, magari da pubblicare sui social".



Cisint sottolinea che non si tratta di "censimento" né di "liste di proscrizione". "Ho saputo di critiche alle mie ordinanze e anche di manifestazioni del tutto irrispettose verso Salvini - continua la sindaca - . Ecco, io credo che questo non sia tollerabile: l'errore non è la critica in sé, ma il fatto che se ne parli in termini ideologici e partitici. Il vero problema è il clima di odio e intimidazione che attraverso i social si è scatenato da quando la nostra città (storicamente guidata dalla sinistra, ndr) ha deciso democraticamente di scegliere una strada diversa da un passato che i monfalconesi rifiutano. Questa delegittimazione - conclude Cisint - già non è tollerabile quando la si fa sui social o nelle chiacchiere da bar. Se la si trasferisce all'interno delle scuole diventa inammissibile. Non è più libertà di insegnamento o di espressione, ma fomentazione dell'odio attraverso la strumentalizzazione dei giovani".