Mons. Delpini a giornalisti: non date spazio a opinioni offensive

Mda

Milano, 25 gen. (askanews) - I giornalisti non dovrebbero dare spazio a "opinioni espresse in modo offensivo" mentre un modo "giusto" di fare giornalismo è quello che "fa i conti con il male, per esorcizzarlo e aprire la possibilità di trovare un rimedio"; occorre poi passare dal pregiudizio all'ascolto della persona, che va sempre messa "al centro". E sull'immigrazione è sbagliato classificare, etichettare: cioè scrivere "questo è uno straniero, un richiedente asilo, un rifugiato", ma va data loro la "parola, che è la prima cosa da fare per dare dignità alla persona", perché "si parla molto di chi arriva da altri paesi ma non è consueto ascoltarli". Sono alcune delle riflessioni sul giornalismo e la comunicazione espresse dall'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, durante il tradizionale incontro nel capoluogo lombardo con i giornalisti promosso in occasione della festa del patrono san Francesco di Sales, appuntamento che quest'anno ha per titolo "Benvenuto, futuro! I giornalisti sanno ancora costruire speranza?".

Per Delpini, che ha confessato di avere una "certa allergia ma ostilità per i giornalisti", è importante "per dare dignità alla persone" passare "dal pregiudizio alla conoscenza" perché è la "conoscenza a portare via il pregiudizio e quindi a favorire l'incontro". I giornalisti devono essere protagonisti di "un'alleanza, con il mondo della scuola, delle forze dell'ordine, degli oratori, delle forze buone". "L'alleanza - ha precisato al termine dell'incontro rispondendo alle domande dei cronisti - è il convergere di persone e di istituzioni che con libertà decidono per un'impresa comune. E questo è possibile dentro la democrazia. I giornalisti che danno notizie, che sollecitano opinioni, che provocano reazioni sono una presenza irrinunciabile".

L'arcivescovo ha posto "la questione sull'intenzione con cui il giornalista fa il suo mestiere, quindi come il giornalista può contribuire a rendere desiderabile il futuro: non perché - ha spiegato - faccia previsioni o profezie, ma perché interpreta il presente e mostra l'umanità come un'umanità che ha un futuro. La possibilità di rendere desiderabile il futuro, con un certo modo di raccontare il presente".

Riguardo il linguaggio, "è chiaro - ha detto Delpini - che quando l'opinione si esprime in un modo offensivo non è giusto che venga diffusa. Che uno abbia un'idea, invece, mi pare legittimo che possa esprimerla. È il modo offensivo che non mi pare sia legittimo e a cui i giornalisti non credo dovrebbero dare spazio". "A me sembra - ha concluso - che questa tendenza a quello che fa più colpo possa indurre anche i giornalisti a cedere alla tentazione di quello che risuona di più, perché magari è più violento e più volgare".