Mons. Gallagher: il sovranismo trasforma la sovranità in chiusura

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Città del Vaticano, 22 ago. (askanews) - "Nessuno mette in discussione la sovranità di un Paese, di una nazione. Il problema emerge quando si parla di sovranisti, quando c'è di nuovo una visione esagerata della sovranità, quando c'è un'insistenza sulla sovranità". Lo spiega a Vatican News l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, intervenuto ieri al Meeting di Rimini.

"Non bisogna chiudersi in una realtà più piccola", afferma il ministro degli Esteri della Santa Sede. "E' molto difficile per un governo assicurare tutti i diritti ai loro popoli, così come pace, la difesa, la sicurezza. Siamo tutti interconnessi, come dice il Papa, e noi vediamo questo soprattutto nei media, nei social. L'idea che 'sovranità' significhi chiusura totale agli altri - forse ha una certa attrazione teorica, pragmatica - però non credo sia il cammino da seguire".

La Chiesa può accompagnare il percorso europeo, spiega mons. Gallagher: "Non abbiamo una visione nazionalista. Apprezziamo molto il patriottismo, l'amore della patria, del proprio Paese, della propria cultura, del popolo. Nella fede cattolica - e credo anche nelle altre confessioni cristiane - c'è la visione di apertura verso gli altri che passa attraverso l'accettazione di quello spirito che io considero profondamente ecclesiale: sono di più le cose che abbiamo in comune rispetto a quelle che ci dividono. Il tema generale di questo Meeting di Rimini è quello di allargare la nostra visione verso l'altro, proseguire - conclude l'arcivescovo britannico - verso questa cultura dell'incontro di cui Papa Francesco parla sempre".