Mons. Sapienza: non fu Paolo VI ma Curia a far dimettere Lercaro

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Città del Vaticano, 10 ott. (askanews) - Non fu Paolo VI, nel febbraio 1968, a far dimettere l'arcivescovo di Bologna il cardinale Giacomo Lercaro, uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II, considerato troppo progressista da molti, dentro e fuori la Chiesa. A volere la rimozione di Lercaro fu una parte della Curia romana, mentre il Pontefice era all'oscuro di tutto. E' la rivelazione contenuta nel libro "Paolo VI. Un uomo che tende le mani" (Gruppo Editoriale San Paolo) scritto da monsignor Leonardo Sapienza, uno dei biografi più autorevoli di Montini, e pubblicata sul numero di Famiglia Cristiana in edicola. La prova viene da una serie di documenti inediti, tra cui la minuta scritta l'8 aprile 1968 da Giovanni Battista Montini di una lettera che venne poi spedita a Lercaro due giorni più tardi, firmata dall'allora segretario di Stato, il cardinale Amleto Giovanni Cicognani. Nel manoscritto Paolo VI smentisce il suo coinvolgimento nelle dimissioni e smonta la tesi di un "complotto" che sarebbe stato avallato dal Papa. "Può mai supporre l'eminenza Vostra", si legge nel testo vergato da Montini, "che il Santo Padre, il quale Le ha dato tante prove della sua venerazione, della sua stima, della sua fiducia, della sua affezione abbia voluto recare offesa all'onore di un pastore e d'un maestro quale Vostra Eminenza o anche solo darle un amaro dispiacere?". La lettera fu inviata all'ex arcivescovo di Bologna che lasciò l'incarico ufficialmente per motivi di salute anche se, spiega Sapienza, si trattò di una vera e propria rimozione, "un atto senza precedenti e senza motivazioni". Il motivo è che "pur potendo contare su un rapporto personale con Paolo VI (che gli concesse oltre trenta udienze private), il cardinale Lercaro non godeva certamente delle simpatie di larga parte della Curia romana" perché troppo aperto.