Monsignor Delpini: università Cattolica sia gradita e inquieta

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 13 apr. (askanews) - E' un indirizzo di "gradimento" e di "inquietudine" quello che l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Enrico Delpini, ha voluto esprimere in qualità di presidente del Comitato di Indirizzo dell'Istituto Giuseppe Toniolo all'Università Cattolica, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno accademico nel centesimo anniversario della sua fondazione. In un momento che Delpini ha definito "straordinario" sia per le condizioni in cui viene celebrato, sia perché "la ricorrenza centenaria è celebrata con la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella".

Delpini, dopo aver ricordato che compito dell'Istituto Toniolo che presiede è anche di offrire l'indirizzo all'attività dell'Università Cattolica, ha affermato che c'è un criterio "che potremmo chiamare 'indirizzo del gradimento': è importante che l'Università Cattolica sia 'gradita'. L'espressione molto generica allude a tutto quanto la può rendere attrattiva per docenti e studenti. Per essere gradita - ha detto Delpini -l'Università deve offrire la qualità desiderabile di produzione scientifica e di abilitazione di competenze per favorire la collocazione occupazionale dei suoi laureati" e "deve coltivare quegli ambiti di ricerca che possono trovare finanziamenti e che possa corrispondere alle attese del momento. Per essere gradita deve offrire le condizioni logistiche e burocratiche che favoriscano la vita, la studio, le relazioni degli studenti".

"Ma c'è anche un altro criterio che potremmo chiamare "indirizzo dell'inquietudine": è importante che l'Università Cattolica sia inquieta - ha proseguito Delpini - L'espressione molto allusiva indica quell'atteggiamento tipico del cristiano che è cittadino del mondo e quindi si inserisce con simpatia ed efficienza nella vita ordinaria, ma insieme è pellegrino sulla terra e ha criteri di giudizio che fanno riferimento a una sapienza più alta e uno stile di vita coerente. L'inquietudine significa che i successi mondani non sono mai il criterio decisivo, perché il criterio decisivo è la parola del Vangelo. L'inquietudine - ha osservato significa che l'impegno non si può esaurire nel conseguire risultati, perché deve essere orientato a una missione da portare a compimento. L'inquietudine significa che il gradimento è ambiguo e che non si deve temere l'impopolarità in nome della verità di cui siamo testimoni. L'inquietudine significa che gli ambiti di ricerca non possono essere solo quelli che "soddisfano i clienti", ma devono essere quelli che aprono orizzonti, che inquietano gli studenti e i docenti, che spingono la ricerca verso la comprensione di un umanesimo cristiano e la sua praticabilità nei diversi ambiti del vivere. L'inquietudine significa che i cristiani non sono mai soddisfatti delle loro opere, non perché sono di natura scontenti, ma perché la verità è ancora oltre quello che i libri contengono, la felicità è ancora oltre quello che le mete raggiunte promettono, la fraternità universale è ancora oltre quello che nella società si realizza".

"Perciò offro - ha concluso - il mio saluto e il mio augurio per questa occasione del centenario e mi permetto di offrire il mio indirizzo: che si possa insieme perseguire il gradimento e perseverare nell'inquietudine".