Montesano: "Riaprire teatri con limiti? Meglio tozzo pane duro che fame..."

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"Riaprire i teatri con queste limitazioni? Direi questo: piuttosto che morire di fame meglio un tozzo di pane duro, ma certo non è un piatto da gran gourmet". Così Enrico Montesano commenta all’Adnkronos la notizia della riapertura dei teatri a partire dal 27 marzo, annunciata oggi dal ministro della Cultura Dario Franceschini. "Si poteva fare prima e con meno restrizioni -è il giudizio del popolare attore romano- Un anno di fermo avrà conseguenze disastrose non solo sull’economia, ma anche psicologiche sul pubblico".

"Certo, piuttosto che star fermi è un piccolo passo -prosegue Montesano- ma il teatro deve riaprire davvero. Così ci sono troppe limitazioni, non solo di posti, la gente che deve tenere per un’ora e mezza le mascherine è una difficoltà che non aiuta la già grande disaffezione che questa pandemia ha creato. Già era difficile prima, combattere la concorrenza di molti canali televisivi e la pigrizia degli spettatori, ora sarà un’impresa".

L’attore sottolinea che "è stato dimostrato che a teatro la gente non si contagia, ci sono degli studi in merito, e questo perché a teatro la gente sta ferma, non parla e non si muove. L’unico momento delicato può essere quello dell’entrata e dell’uscita, ma si poteva gestire".

Anche la limitazione dei posti è un problema non da poco. "Trovo che per una compagnia privata, che provvede con soldi privati e non è sovvenzionata denaro pubblico, 500 spettatori non coprano il foglio paga -incalza Montesano- è anti economico. Se faccio un monologo, e sono da solo in scena va bene, ma un teatro con 1500 posti che può ospitarne solo 500, sembra mezzo vuoto. Si potranno fare produzioni molto ristrette, o sovvenzionate con i soldi pubblici".

Infine, Montesano sottolinea il problema del coprifuoco delle 22, che non aiuta a rimettere in moto la vita della città. "Abbiamo constatato la morte delle strade -dice l’attore- Ci sono i lucchetti ai ristoranti affianco al Sistina. Prima la città viveva, i ristoranti intorno al teatro erano aperti e pieni, la strada era illuminata. Ora è deserta. I ristoranti hanno i lucchetti. E un dolore e un enorme rammarico", conclude l’attore.

(di Ilaria Floris)