Morì a 18 anni rifiutando la chemio, genitori sotto inchiesta

Eleonora Bottaro

Era malata di leucemia ma i genitori si opponevano alla chemio. Eleonora Bottaro, di Bagnoli (Padova) è morta lo scorso agosto e adesso i suoi genitori sono sotto inchiesta per omicidio colposo. I coniugi avrebbero violato “l’obbligo di tutela insito nella potestà genitoriale, da un lato si opponevano alla terapia chemioterapica, osteggiata fin dal primo intervento medico, dall’altro ingeneravano nella figlia Eleonora una falsa rappresentazione della realtà”, si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Procura, a firma del procuratore capo Matteo Stuccilli.

I genitori ora rischiano il processo con l’accusa di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento. I genitori, Lino Bottaro e Rita Benini, secondo l’avviso di garanzia firmato dal procuratore aggiunto Valeria Sanzari, avrebbero osteggiato qualsiasi forma di contrasto medico ingenerando in Eleonora, minorenne fino a quattordici giorni dalla morte, la convinzione che la chemioterapia non solo fosse inutile, ma anche nociva.

La famiglia ha rifiutato le cure. Lino e Rita si affidano alla filosofia elaborata dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer, secono cui il tumore sarebbe solo un effetto di un grande trauma psicologico.

La giovane allora si era affidata alle cure palliative con metodi naturali che, ovviamente, non hanno fermato o contrastato la malattia, portandola inevitabilmente alla morte. I medici dell’ospedale di Padova avevano prescritto un trattamento chemioterapico dopo che Eleonora si sottopose agli accertamenti. La diagnosi fu una di quelle che non lascia spazio alla speranza: leucemia linfoblastica acuta. I medici del reparto di Oncoematologia Pediatrica, diretto dal professor Giuseppe Bassi, dissero però che Eleonora aveva “ottime” possibilità di guarigione se si fosse sottoposta alla chemio.

La famiglia ha rifiutato le cure. Lino e Rita si affidano alla filosofia elaborata dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer, secondo cui il tumore sarebbe solo un effetto di un grande trauma psicologico. Secondo i genitori, quindi, la figlia si sarebbe ammalata in conseguenza della morte del fratello Luca, ucciso tre anni prima da un aneurisma. Inizia la battaglia legale, i giudici avevano revocato nel frattempo la responsabilità genitoriale, nominando un tutore, il professor Paolo Benciolini. La ragazza ormai quasi maggiorenne scrisse un memoriale di venti pagine, a mano, in cui spiegava i motivi per cui rifiutava la chemio.

I genitori decisero di portarla in una struttura in Svizzera per sottoporla a cure alternative, con massicce iniezioni di cortisone e vitamina C. Una decisione che l’ha uccisa.

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