Moria kiwi in Piemonte: in 10 anni da 5.500 ettari a 1500 -scheda

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 9 feb. (askanews) - Nel 2010 in Piemonte venivano coltivati 5.500 ettari di kiwi. Nel 2010 è arrivata la batteriosi da Psa che ha determinato l'estirpo di oltre 1000 ettari di superficie. Nel 2015 ha iniziato a manifestarsi la sindrome denominata "moria del kiwi". I primi casi sono stati registrati a Borgo d'Ale-Alice Castello e successivamente è comparsa in Provincia di Cuneo nei comuni di Saluzzo e Lagnasco, diffondendosi largamente nel triennio successivo. Nel giro di 2 anni interi actinidieti sono stati distrutti.

Nel 2017 pochi produttori hanno deciso per l'estirpo delle piante colpite, diversamente, nel 2018 e 2019 molti frutticoltori hanno estirpato gli impianti ormai non più remunerativi. Dal 2017 al 2019 sono stati estirpati altri 1000 ettari di superficie di coltivazione del kiwi. A fine 2019 la superficie a kiwi rimasta in Piemonte era pari 3590 ettari.

L'ultima stima fatta dal Centro Servizi Ortofrutticoli a settembre 2020 indica 3180 ettari ancora in essere. Di questi si stima che circa un 50% sia ancora produttivo (circa 1500 ettari), mentre la rimanente parte è in via di disseccamento. La situazione è allarmante e critica per la coltivazione di questa specie frutticola sul territorio piemontese.

LA MALATTIA E I SINTOMI L'eziologia di questa fisiopatia non è ancora stata chiarita in dettaglio tuttavia, dagli studi realizzati, si ritiene che la componente climatica rappresenti un fattore scatenante di primaria importanza. Infatti, l'actinidia presenta una sensibilità radicale e vascolare marcata e sta subendo danni irreversibili a causa delle mutazioni climatiche in atto. Per questo motivo si parla di una sindrome multifattoriale in quanto sono coinvolti 4 diversi fattori: ambiente - suolo - pianta - microrganismi patogeni.

La comparsa dei sintomi avviene sempre allo stesso modo. Da giugno in poi, le temperature estive e l'irraggiamento solare tendono a mandare la pianta in stress bloccandone il normale funzionamento fisiologico. Gli apparati radicali già in buona parte compromessi dall'asfissia presente a livello di suolo non riescono più ad assorbire acqua e nutrienti e in breve tempo si osserva l'appassimento della chioma sino ad arrivare a fine stagione al completo disseccamento della pianta. Eventuali patogeni già presenti nel suolo attaccano le radici già indebolite dalla mancanza di ossigeno. Il Settore Fitosanitario regionale ha inoltre escluso la presenza di nematodi, praticamente mai riscontrati negli actinidieti colpiti.

La manifestazione dei sintomi è ormai trasversale sul territorio, su tutti i tipi di suolo, dal più limoso a quello più leggero sabbioso. Solo alcuni areali collinari non presentano sintomi così evidenti anche se actinidieti sani sono ben rari. Per quanto riguarda l'irrigazione non è stata evidenziata una correlazione stretta con la comparsa della malattia. Rappresenta un aggravante che dà il colpo di grazia alle piante quando queste presentano i primi sintomi ma non può essere considerato il solo fattore scatenante.

E' stato osservato che l'irrigazione sovrachioma e le reti antigrandine sono in grado di limitare gli stress evapotraspirativi estivi e in questi casi le piante soffrono meno.

ATTIVITA' DI RICERCA E SPERIMENTAZIONE: - In Piemonte nel 2016 nasce il gruppo di lavoro regionale costituito dal Settore Fitosanitario regionale, Fondazione Agrion, CREA IT-Torino e DISAFA - Università di Torino. - Nel 2017 la Regione Piemonte finanzia il primo progetto ufficiale sulla moria del kiwi in Italia: progetto "KIMOR". Le prove sperimentali sono state finalizzate a valutare l'efficacia di interventi agronomici volti a migliorare l'efficienza dell'apparato radicale (baulatura, compostaggio, portinnesti ecc). Sebbene alcune differenze siano emerse fra le tesi prese in considerazione, al termine del triennio (2019) la moria era presente in tutte le parcelle sperimentali. Aggravamenti sono stati osservati a seguito di picchi di elevate temperature estive. Nonostante le irrigazioni pilotate, chiari sintomi di asfissia radicale si sono manifestati diffusamente. - Ad inizio 2020 il gruppo di lavoro Piemonte presenta un nuovo progetto denominato KIRIS, approvato e finanziato dalla Regione Piemonte. Trattandosi di una problematica multifattoriale, nel presente progetto ci si propone di approfondire ulteriormente la conoscenza degli aspetti fisiologici che sono all'origine della moria come risposta ai fattori ambientali, agronomici e fitopatologici, allo scopo di prevenirne l'insorgenza della problematica nei nuovi impianti e di trovare possibili soluzioni per gli impianti già esistenti. - Nel dicembre 2020 viene istituito dal MiPAAF un comitato tecnico nazionale il quale è coordinato congiuntamente dal Settore Fitosanitario Nazionale e da quello della Regione Piemonte.