Morning Bell: le conseguenze del rialzo dei tassi della Fed sui mercati

TIMOTHY A. CLARY / AFP

AGI - I mercati restano guardinghi, deboli e volatili dopo il quarto, peraltro previsto, rialzo dei tassi della Fed di tre quarti di punto e soprattutto dopo le parole di Jay Powell, il quale preferisce mettere l'accento sull'intenzione di incrementare i tassi e farli salire a un picco superiore alle attese, piuttosto che evidenziare un rallentamento del ritmo dei loro aumenti.

Powell in realtà ha detto entrambe le cose e ai mercati è arrivato questo doppio messaggio, ma il tono della Fed è suonato più da 'falco' che da 'colomba' e quindi i listini asiatici calano, specie Hong Kong, mentre i future a Wall Street salgono leggermente, dopo il tonfo di ieri.

In Asia la Borsa di Tokyo è chiusa per festività, mentre Hong Kong arretra di oltre il 2,5% e Shanghai perde più di mezzo punto percentuale, nonostante le voci di prossime riaperture in Cina, sulla scia dell'utilizzo di un nuovo vaccino anti-Covid per inalazione.

Intanto l'indice Caixin sui servizi in Cina si contrae più del previsto e a ottobre arretra da 49,2 a 48,4 punti a causa del peso della politica dello Zero Covid. In rialzo i future a Wall Street, dopo lo scivolone che ha visto lo S&P terminare in ribasso del 2,5%, il Dow Jones dell'1,55% e il Nasdaq del 3,4%, dopo una giornata volatile, in cui i listini hanno fatto fanno fatica a digerire i messaggi di Powell.

I titoli sono saliti quando gli investitori hanno capito che la Fed avrebbe potuto rallentare il ritmo dei suoi aumenti, ma poi sono affondati quando Powell ha precisato è "molto prematuro" capire quando la Fed frenerà la sua azione, sostenendo che il "picco" dei tassi sarà più alto del previsto.

"La Fed punta ad aumenti dei tassi più piccoli per un periodo più lungo " spiega Brian Daingerfield, analista di NatWest Markets. "E la fase dell'avvitatura sarà più una maratona,che uno sprint" aggiunge. I mercati dei future ora restano incerti sulla prossima mossa di dicembre, che tuttavia dovrebbe essere più di 50 punti base che di altri 75 e prevedono una spinta verso l'alto per i tassi dall'attuale 3,75-4% al 5-5,25% probabilmente entro maggio, mentre ci sono poche possibilità di assistere a un taglio dei tassi fino al dicembre 2023.

"Ciò che in questo momento è decisivo - commenta Michael De Pass, capo del trading di Citadel Securiries - è che una riduzione degli aumenti non significherà tassi più bassi". Dopo le parole di Powell i rendimenti dei Treasury sono saliti, col 10 anni sopra al 4,1% e il 2 anni al 4,63%.

Intanto l'euro risale leggermente, restando sotto la parità e anche sterlina avanza all'1,14%, mentre lo yen sale poco sopra quota 147, dopo che il governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, ha accennato a un possibile aggiustamento nella politica di controllo della curva dei rendimenti "se si vedrà il raggiungimento dell'obiettivo di inflazione del 2%".

La Bank of England, che ha iniziato a mettere in vendita il suo stock di 832 miliardi di sterline di Gilt, ricevendo una solida domanda, rialzerà i tassi di interesse, probabilmente dello 0,75%, o forse un po' meno.  L'arrivo di Rishi Sunak a Downing Street, in coppia con Jeremy Hunt, un po' di stabilità ai mercati l'ha data, anche se la presentazione del piano fiscale a medio termine del governo, cioè la revisione del disastroso mini budget del precedente esecutivo, è stata rinviata dal 31 ottobre al 17 novembre.

Il Tesoro Usa non ha annunciato un atteso buyback di titoli di Stato, anche se gli investitori insistono perchè il governo metta in campo un'operation twist e cioè un'operazione che Janet Yellen finora ha preannunciato senza ufficialzzarla e che consiste nell'emettere titoli di Stato a breve per finanziare l'acquisto di buoni del Tesoro a lunga scadenza, allo scopo di stabilizzare il mercato obbligazionario. Intanto il prezzo del grano è sceso dopo che ieri Mosca ha fatto sapere di essere rientrata nell'accordo sul grano con l'Ucraina.

Restano invece volatili i prezzi del petrolio, che a New York hanno chiuso in rialzo e in Asia sono in calo, con il Wti sotto 90 dollari e il Brent sopra quota 95 dollari al barile. “Questa settimana – commenta Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte – i mercati sono più contrastati e più misti di quanto non abbiano fatto sette giorni fa. Tuttavia essi vanno osservati un po' più in prospettiva e a questo proposito va detto che i prossimi 15-20 giorni saranno molto importanti sia sul piano economico, sia su quello geopolitico. Dopo mercoledì, l'altro momento cruciale saranno le elezioni di midterm dell'8 novembre.

Se, come appare probabile, i repubblicani dovessero vincere e conquistare almeno la Camera, ci potrebbero essere grosse ripercussioni sulla guerra in Ucraina, soprattutto per quanto riguarda i futuri finanziamenti a Kiev. E più in là dovremo guardare al G20 di Bali del 15-16 novembre. In Indonesia si terrà un G20 geopoliticamente decisivo, in cui vedremo se Biden e Putin cominceranno a dialogare e lo stesso dicasi per Bidin e Xi Jinping.

È importante notare che il G20 arriva una settimana dopo le elezioni Usa, che finora hanno fatto da ‘tappo', nel senso che tante cose sono state fatte o non sono state fatte in previsione di quella data. A metà novembre questo tappo non ci sarà più e molte cose cambieranno. Forse si potrà negoziare con più chiarezza sull'Ucraina e su Taiwan, sul dollaro forte e sul petrolio.

A sei giorni dal voto Usa, con i sondaggi che danno i repubblicani in vantaggio di 2 punti sui dem, Joe Biden gioca la carta “anti-Trump”, che poi è un po' la carta della disperazione. "La democrazia americana è sotto attacco perché l'ex presidente sconfitto ha rifiutato di accettare i risultati delle elezioni del 2020", dice Biden, secondo il quale "ci sono candidati in corsa a ogni livello che non accetteranno il risultato delle elezioni. Quella è la strada che conduce l'America al caos”.

C'è attesa per i dati sull'occupazione nell'Eurozona e, dagli Usa, per i sussidi settimanali di disoccupazione, per l'indice Ism servizi e per gli ordini all'industria. Sempre oggi i ministri degli Esteri del G7 si riuniranno a Münster (Germania occidentale), dove discuteranno, tra le altre cose, della guerra in Ucraina e del suo impatto sui prezzi dell'energia.