Morning Bell: mercati incerti e volatili, fari sulla Fed in vista dell'aumento dei tassi

CHINE NOUVELLE/SIPA / AGF

AGI - Fari sulla Fed in vista dell'aumento dei tassi, anche se i listini hanno già scontato la stretta. I mercati sono incerti e volatili e, secondo gli analisti, stanno prezzando lo "scenario peggiore", quello di una Fed aggressiva e di una recessione in arrivo.

Per oggi comunque l'attesa è di un rialzo dei tassi corposo, di mezzo punto percentuale, che segnerebbe il maggior aumento dei tassi dal maggio 2000, mentre Jerome Powell è atteso al varco per capire l'entità e la velocità dei futuri aumenti del costo del denaro e del restringimento del maxi-bilancio dell'istituto.

Restano sui massimi i rendimenti dei T-Bond. Il tasso del Treasury a 10 anni è al 2,97%, dopo essersi di nuovo impennato ieri al 3,01%, il top dal dicembre 2018. Il 2 anni è al 2,78%, il 5 anni al 3,03% e il 30 anni al 3,01%.

In Asia, Tokyo e Shanghai restano chiuse per festività e Hong Kong arretra di oltre un punto percentuale.

In lieve aumento i future a Wall Street, che ieri ha chiuso in moderato rialzo, Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,2%, il Nasdaq lo 0,22% e lo S&P 500 lo 0,48%.

In attesa dell'annuncio odierno gli investitori hanno comprato azioni di società finanziarie e tecnologiche. Piatti i future sull'EuroStoxx 50, dopo il rimbalzo ieri delle Borse europee, che ha visto Milano salire dell'1,6%, Parigi avanzare dello 0,79%, Francoforte e dello 0,72% e Londra invertire la rotta nel finale e chiudere positiva dello 0,22%.

Lo spread Btp/Bund resta a ridosso dei 190 punti e il rendimento del decennale italiano rende il 2,86%. Restano stabili l'euro e lo yen, rispettivamente oltre 1,05 e sopra quota 130 sul dollaro. Salgono piu' dell'1% i prezzi del petrolio in Asia, che ieri a New York hanno chiuso in ribasso di oltre il 2%.

I future sul Wti si attestano sopra 103 dollari e quelli sul Brent sopra quota 106 dollari al barile. A Bruxelles l'Ue stringe sul sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia.

Ursula Von der Leyen presenterà oggi alla plenaria del Parlamento europeo la proposta della Commissione su un embargo al petrolio da completare in un periodo tra i 6 e gli 8 mesi.

Ma restano le riserve di Slovacchia e Ungheria, che chiedono l'esenzione. Il governo italiano è al lavoro per rendersi autonomo dal gas russo entro la seconda meta' del 2024. Intanto l'esercito russo ha iniziato l'assalto finale all'acciaieria Azovstal a Mariupol e, secondo i media ucraini, sta "cercando di entrare nell'impianto".

Si è inoltre tenuta ieri la preannunciata telefonata tra il presidente francese Emmanuel Macron e quello russo Vladimir Putin, che non si sentivano dalla fine di marzo. Il colloquio è durato oltre due ore ed è il primo dopo la rielezione di Macron. Il presidente francese ha chiesto il cessate il fuoco e Puntin gli ha replicato che l'occidente deve smetterla di "dare armi all'Ucraina".

Restano molto flebili le possibilità di riavviare un negoziato di pace in questa fase, con Zelensky che oggi interviene al Parlamento albanese e che ribadisce che l'obiettivo dell'Ucraina è ripristinare la sua integrità territoriale, inclusa la Crimea. Dagli Usa, Joe Biden parlando dalla fabbrica della Lockheed Martin che produce i missili anti-carro a Troy, in Alabama, mantiene toni alti: "Se non ci opponiamo ai dittatori continueranno ad arrivare".

E Donald Trump non molla la presa sul partito repubblicano. I suoi candidati alle primarie in Ohio vincono senza particolari problemi, confermando la forza dell'ex presidente Usa.

Rendimento Bund sale all'1%, prima volta dal 2015

Il rendimento del Bund tedesco ha toccato ieri quota 1% per la prima volta dal 2015 e oggi viaggia non lonttano da quel livello, in quello che appare come un ulteriore segnale del fatto che gli investitori si attendono ormai un'accelerazione da parte della Bce nella stretta monetaria. I mercati prevedono 4 graduali rialzi dei tassi di interesse quest'anno da parte della banca centrale europea, contro i 10 da un quarto di punto della Fed. Il rendimento del Bund, che ancora a marzo di quest'anno si muoveva in territorio negativo, non toccava i livelli attuali dai tempi in cui il Vecchio Continente era alle prese con la crisi del debito greco.

Oggi la Fed decide sui tassi, domani tocca alla Boe

Stasera uscira' l'atteso verdetto della Federal Reserve. Neanche a dirlo, l'attesa è per un rialzo di mezzo punto del costo del denaro. Nella riunione non verranno aggiornate le stime di crescita e i dots, le previsioni sui prossimi rialzi, che ci saranno a giugno.

"L'attesa più forte - spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte - è per la riduzione del bilancio. Si tratterà di capire meglio come intende muoversi la Fed. Ha già detto che vuole arrivare a ridurre il bilancio di 95 miliardi di dollari al mese, ma aspettiamo di capire quale sarà la decisione finale, più nel dettaglio. Inoltre parlerà Powell. La domanda più gettonata sarà: avete iniziato a rialzare i tassi di un quarto di punto a marzo, ora maggio avete accelerato a 50 punti base.

Volete continuare in forma accelerata anche a giugno e luglio? Direi che queste saranno le cose fondamentali". Domani tocchera' alla banca d'Inghilterra pronunciarso sui tassi. Con l'inflazione ai massimi da 30 anni nel Regno Unito, la Boe dovrebbe rialzare il suo tasso di riferimento di altri 25 punti base, portandolo all'1%, la soglia a partire dalla quale l'istituto e' pronto a prendere considerazione la vendita di obbligazioni sul mercato.

Musk vuole quotare di nuovo Twitter fra qualche anno

Elon Musk intende quotare nuovamente Twitter nei prossimi anni. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali il patron di Tesla avrebbe rivelato agli investitori che potrebbe far sbarcare nuovamente la società che cinguetta a Wall Street nell'arco di tre anni dalla sua acquisizione. Musk ha offerto 44 miliardi di dollari per rilevare Twitter, con l'obiettivo di procedere a un delisting per rilanciarla.

La Russia evita il default sul filo di lana

La Russia schiva il default un'altra volta, pagando sul filo di lana, a un giorno dalla scadenza ultimativa, 649 milioni di dollari su due eurobond che erano in scadenza il 4 aprile e godevano di un 'periodo di grazia' di un mese.

La nuova puntata della guerra finanziaria che Mosca conduce in parallelo a quella militare, ha visto il Cremlino rimangiarsi la minaccia di ripagare in rubli le somme dovute. Mosca finora ha preferito attingere alle sue riserve in dollari, che però vanno assottigliandosi per i costi della guerra e non possono essere alimentate da nuovi flussi a causa delle sanzioni che congelano le riserve all'estero.

Tuttavia anche Washington finora ha preferito chiudere un occhio: anche se il Tesoro Usa non ha specificamente autorizzato la transazione, l'Ofac, l'ente che vigila sui flussi, ha continuato ad applicare una scappatoia consentita al regime delle sanzioni, lasciando che i dollari russi fluissero sul conto della banca agente, Citigroup, che sta via via accreditando le somme agli investitori.

Salvo sorprese dell'ultimo minuto - i soldi dovrebbero arrivare entro oggi - il default che era dato quasi per certo dalle agenzie di rating è dunque scongiurato. O perlomeno rinviato, visto che la 'Licenza Generale 9A' consentita dalle autorita' statunitensi scade il 25 maggio, e due giorni dopo, il 27, Mosca deve nuovamente mettere mano al portafoglio per le cedole di due bond, in euro e dollari, con scadenza 2026 e 2036.

Usa: amministrazione biden divisa su allentamento dazi Cina

L'amministrazione Biden e' divisa sull'ipotesi di allentare i dazi sulla Cina per calmierare l'inflazione. Il segretario al Tesoro Janet Yellen e quello al Commercio Gina Raimondo sono favorevoli a un allentamento di alcuni dei dazi imposti da Donald Trump su 360 miliardi di dollari di prodotti Made in China. Il rappresentante al Commercio Katherine Tai e altri invece sono scettici su una rimozione delle tariffe perche' temono che cosi' si indebolisca la posizione americana verso Pechino.

Lo riporta il Wall Street Journal, sottolineando come il presidente Joe Biden non ha ancora preso una decisione al riguardo ma sta valutando le alternative possibili nel tentativo di ridurre i prezzi per gli americani. Intanto, 2 mesi dopo aver diramato l'allarme per un possibile aiuto alla Russia da parte di Pechino nella guerra contro l'Ucraina, un funzionario senior degli Stati Uniti ha reso noto che non sono state individuate dichiarate iniziative di supporto militare o economico da parte della Cina, uno sviluppo accolto positivamente nell'ambito delle tese relazioni tra Washington e Pechino.

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