Morning Bell: mercati in rialzo ma lo scenario è incerto e molto volatile

Afp

AGI - I mercati si avviano a chiudere l'ottava così come l'avevano iniziata e cioè in rialzo. E rimbalzano, soprattutto i tecnologici, pur muovendosi in uno scenario incerto e molto volatile, condizionato dalla guerra, dall'alta inflazione e dall'inasprimento delle politiche monetarie, che stanno spingendo, come hanno confermato anche le stime di Moody's di ieri, l'economia globale verso un preoccupante rallentamento.

In Asia i listini avanzano e i future a Wall Street e in Europa arretrano leggermente, dopo una chiusura in rally a New York. Il Dow Jones è salito per il quinto giorno consecutivo ed è in pista per interrompere una striscia di otto settimane perdenti consecutive. L'S&P 500 è balzato in avanti e punta a chiudere sopra 4.000 punti per la prima volta dal 17 maggio. E il Nasdaq, l'indice più penalizzato dal rischio stagflazione, è rimbalzato più degli altri e punta a lasciarsi alle spalle una striscia di sette settimane consecutive col segno meno.

"C'è ancora mare mosso sui mercati – ha commentato Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte - anche se personalmente credo che si stiamo creando le basi per un rimbalzo, sebbene temporaneo".

La spiegazione è che, pur crescendo il rischio stagflazione, i mercati s'interrogano sulla strada da prendere. Finora, da 7-8 settimane, questa strada è stata ribassista, tuttavia la sensazione è che i mercati potrebbero percepire di essere scesi troppo ultimamente e potrebbero rimbalzare, anche se non è facile capire quanto questo 'relief' possa essere duraturo e consistente.

Intanto oggi Hong Kong va in rally e balza quasi del 3%, mentre Tokyo e Shanghai salgono di circa mezzo punto percentuale. Ad aiutare i listini asiatici sono le parole del segretario di Stato, Antony Blinken che, all'indomani del viaggio in Asia di Biden, che aveva alimentato le tensioni con la Cina per Taiwan, ha corretto un po' il tiro ribadendo che Washington "non sostiene l'indipendenza di Taiwan" e "non vuole una guerra fredda" con la Cina, ma anzi punta alla crescita della sua economia, pur chiedendole di aderire alle regole internazionali.

Lo spread tra il Btp decennale e l'omologo Bund tedesco è sceso, attestandosi appena sotto i 190 punti. Anche il rendimento è sceso al 2,889%. Sul fronte dei cambi, l'euro ha terminato in rialzo a New York sul dollaro a 1,0718 e stamane in Asia sale ancora a 1,0756 dollari. Il biglietto verde è in calo dell'1,5% questa settimana, dopo il -1,37% dei sette giorni precedenti. Se questo trend dovesse essere confermato, si tratterebbe del primo calo per due settimane di seguito dall'inizio dell'anno.

Il prezzo del petrolio è in stallo in Asia, dopo aver chiuso in netto rialzo al Nymex portandosi ai massimi da due mesi per i timori di un'offerta carente in vista della stagione di guida estiva degli Stati Uniti, oltre che per le incertezze dell'Ue nel definire o meno l'embargo sul petrolio russo. Oggi dagli Usa, dopo il deludente Pil di ieri, escono i dati sulle scorte all'ingrosso, sulla fiducia dei consumatori e sull'indice Pce di aprile, che si spera possa confermare che la corsa dei prezzi ha toccato un picco a marzo. Inoltre a mercati chiusi Fitch aggiorna il rating sul debito sovrano italiano.

Usa: Pil si contrae più del previsto, -1,5% nel primo trimestre

L'economia americana si contrae più delle attese. Il Pil, in seconda lettura, ha subito una contrazione dell'1,5% annualizzato, più dell'1,4% della prima stima e più del -1,3% atteso dagli analisti. La contrazione più forte delle attese è dovuta all'aumento del deficit commerciale e si è verificata nonostante la revisione al rialzo delle spese dei consumatori, salite del 3,1% nei primi tre mesi dell'anno rispetto all'iniziale stima di +2,7%. Gli analisti per il secondo trimestre prevedono una crescita del 2%.

Moody's taglia stime crescita globale, Pil Italia scende al 2,3 nel 2022

I rischi derivanti dal conflitto ucraino e le prolungate misure di restrizione anti-Covid imposte da Pechino spingono Moody's a correggere al ribasso le stime sulla crescita globale, sia per le economie avanzate sia per le emergenti. L'agenzia di rating precisa che l'attesa per la crescita 2022 è stata ridotta a 2,6% dal precedente 3,2% previsto in marzo nel caso dei paesi più sviluppati, a 3,8% da 4,2% nel caso degli emergenti.

L'impennata dei costi energetici e alimentari, aggiunge Moody's, potrebbe mantenere l'inflazione sugli attuali record. A eccezione della Russia, l'agenzia non vede comunque il rischio di recessione per nessuno dei paesi G20 né quest'anno né il prossimo.

Moody's ha tagliato le stime di crescita dell'Italia nel 2022 al 2,3%, dal +3,2% previsto a marzo, e nel 2023 all'1,7%, dal +2,1%. Nell'aggiornamento del Global Macro Outlook 2022-23 l'agenzia prevede "una contrazione dei consumi privati nel trimestre in corso e una ripresa della crescita al di sotto del potenziale nella seconda metà dell'anno" a causa della "consistente pressione sul potere d'acquisto delle famiglie".

Ernst & Young progetta scorporo attività a livello globale

Il colosso Usa Ernst & Young sta progettando lo scorporo delle sue attività di revisione contabile e di consulenza a livello globale. Lo rivela il Financial Times, citando fonti a conoscenza dell'operazione, secondo le quali la proposta, che è ancora in fase di elaborazione da partre dei partner senior della società, rappresenterebbe un coraggioso tentativo di sfuggire ai conflitti d'interesse che hanno perseguitato il settore e portato ad una stretta regolamentare negli Usa e nel Regno Unito.

Ernst & Young e le altre tre big del settore, Deloitte, Kpmg e PwC, sono state aspramente criticate per la presunta mancanza di indipendenza della loro attività di revisione dei conti, a causa delle alte parcelle che generano nel lavoro di consulenza fiscale e commerciale. Uno scorporo volontario delle attività di revisione e di consulenza rappresenterebbe un grande cambiamento da parte di Ernst & Young, il cui precedente amministratore delegato, Mark Weinberger si era dimesso nel 2018 sulla scia della richiesta di scorporo delle Big Four per i timori sulla mancanza di concorrenza.

Queste aziende hanno ricostituito le loro unità di consulenza che vennero cedute dopo il crollo della società energetica statunitense Enron nel 2001, che ha portato alla scomparsa del revisore contabile Arthur Andersen.

Broadcom acquista VMware per 61 miliardi di dollari

La società Usa di chip Broadcom ha raggiunto un accordo per comprare la società di servizi cloud VMware per 61 miliardi di dollari, in quella che viene considerata una delle maggiori acquisizioni tecnologiche di tutti i tempi. Gli azionisti di VMware riceveranno 142,50 dollari in contanti o 0,2520 azioni Broadcom per ogni titolo in loro possesso e Broadcom assumerà anche 8 miliardi di dollari di indebitamento di VMware. S

ulla base dell'attuale valore di mercato della società di cloud l'operazione rappresenta un premium del 44%. Con questa acquisizione, non solo Broadcom mette le mani sul ricco mercato dei servizi cloud, espandendosi nel settore dei data center, ma triplica le dimensioni della sua divisione software e incorpora un gruppo che pesa il 49% del suo fatturato.

L'accordo di fusione prevede un dispositivo go-shop che consentirò a VMware di sollecitare attivamente altre proposte per 40 giorni, fino al 5 luglio. Dopo l'operazione, che si concluderà nel prossimo esercizio fiscale, BoardCom avrà una partecipazione dell'88% della nuova società e gli attuali azionisti di VMware del 12%.

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