Moro, archivio Persichetti: gip Roma si riserva su sequestro

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Il gip di Roma Valerio Savio si è riservato sulla legittimità del sequestro dell'archivio dell'ex Br, oggi ricercatore storico e autore tra l'altro di libri e inchieste sul caso Moro, Paolo Persichetti, indagato dalla procura di Roma con l'accusa di aver divulgato materiale riservato "acquisito e/o elaborato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro". A darne notizia è lo stesso Persichetti sul suo blog, insorgenze.net, spiegando che "la decisione arriverà con molta probabilità nel corso della prossima settimana".

"L’avvocato Francesco Romeo ha spiegato le ragioni del ricorso sottolineando come il personale di polizia sia andato di gran lunga oltre le indicazioni presenti nel mandato di perquisizione disposto dalla procura. Si trattava infatti di perquisire l’abitazione e in particolare tutti i supporti informatici per estrarre e sequestrare unicamente il materiale afferente l’indagine", ovvero la documentazione relativa alle attività della commissione parlamentare Moro 2, mentre, sottolinea Persichetti, è stata portata via "ogni cosa, arraffando ogni tipo di supporto informatico, oltre alle chiavi di accesso al cloud e diverso materiale cartaceo, raccolto stavolta dopo un’accurata perquisizione della libreria".

In una dichiarazione in aula, Persichetti, nel ripercorrere i rapporti con la commissione Moro, sottolinea che nell’autunno del 2015 "il presidente della Commissione si era convinto della necessità di audire gli ex militanti delle Br che in passato avevano sempre rifiutato, in ragione delle ricostruzioni complottiste sempre avanzate dalle commissioni" e "tra il novembre e la fine del dicembre 2015 ci fu un intenso lavorìo che portò ad uno scambio di lettere tra il dottor Baragiola e il Presidente Fioroni, un flusso comunicativo che mi pose inevitabilmente nella posizione di veicolatore dei reciproci messaggi" ed è nell’ambito di questo contesto "che ho inviato alcune pagine della bozza della prima relazione attinenti ad uno dei punti cruciali della vicenda, su cui si focalizzava l’attrito tra il nostro lavoro di ricostruzione storica del sequestro e l’ipotesi portata avanti dalla Commissione: ovvero l’abbandono in via Licinio Calvo delle tre vetture con cui i brigatisti erano fuggiti da via Fani". Un lavoro "condotto in completa trasparenza, senza alcun artificio cospirativo, attraverso le mail e i vari social e appuntamenti in presenza con le fonti residenti in Italia", sottolinea Persichetti, escludendo dunque che sia avvenuta una "violazione di una qualunque notizia riservata, non avendo io mai ricevuto documenti classificati".

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