Moro, in indagine polizia su ex terrorista Persichetti scambio mail con ex br Loiacono

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Ci sarebbe uno scambio di mail con l'ex brigatista Alvaro Loiacono - già condannato tra l'altro per l'omicidio del giovane missino Mikis Mantakas nel 1975 - al centro dell'inchiesta capitolina che vede indagato per favoreggiamento e associazione sovversiva Paolo Persichetti, negli anni '80 nelle Brigate Rosse-Unione dei Comunisti, primo ex terrorista estradato in Italia dalla Francia e oggi saggista e ricercatore storico. Persichetti è accusato di aver divulgato alcuni passaggi della prima bozza di relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro, materiale ritenuto dagli inquirenti riservato. E proprio Loiacono sarebbe stato il destinatario di questo materiale, a quanto emerge dall'informativa della Polizia di prevenzione del 21 dicembre 2020, che l'Adnkronos ha potuto visionare.

Sostanzialmente, la tesi degli investigatori è che l'ex terrorista non stesse facendo ricerca storica ma fosse impegnato in un'azione politica tesa a una "generale opera di rivisitazione" - che potrebbe assumere "anche i margini di una possibile forma di favoreggiamento" - del ruolo dei latitanti nell’agguato di via Fani, nel quale, il 16 marzo 1978, le Br uccisero i componenti della scorta di Aldo Moro e sequestrarono il leader Dc. Per quell'azione Loiacono, cittadino svizzero, è stato condannato all'ergastolo in contumacia con l'accusa di aver intrappolato l'auto di Moro bloccando la strada insieme ad Alessio Casimirri (latitante in Nicaragua). Ma si tratta di una condanna che, al contrario di quella per l'omicidio del giudice Tartaglione, Loiacono non ha scontato perché la giustizia elvetica non ha ritenuto ci fossero le prove per rinviarlo a giudizio.

"Persichetti - si legge nell'informativa - emerge nelle e-mail oggetto di analisi anche in riferimento all’invio a Loiacono di documenti riguardanti una bozza di una futura pubblicazione relativa ad una ricostruzione dell’azione di via Fani, dalla pianificazione fino alla sua conclusione. Tale materiale è poi effettivamente confluito, sebbene con alcune modifiche, in un capitolo" del libro "Brigate rosse, dalle fabbriche dalla campagna di primavera", scritto dallo stesso Persichetti insieme agli storici Marco Clementi ed Elisa Santalena e uscito nel febbraio 2017.

Secondo gli investigatori, "queste ultime mail, in particolare, contengono una ricostruzione dell’azione di via Fani per alcuni versi distonica rispetto a quanto accertato sinora dai processi e dalle varie Commissioni sul sequestro di Moro": una ricostruzione "per alcuni versi inedita, basata sul Memoriale Morucci, ed integrata sulla base dei contenuti di alcuni libri scritti dagli stessi brigatisti e delle nuove dichiarazioni rese agli autori da Moretti, Seghetti e Balzerani nel corso di una serie di conversazioni tra il 2006 e il 2016".

"La lettura delle mail induce a ritenere che i protagonisti fossero 'genuini' nella cristallizzazione dei propri ricordi, non fosse altro che per la presunzione di poter discutere in forma 'riservata'", si osserva nell’informativa, dove si sottolinea che "un’analisi integrata dei dati desumibili da queste inedite mail da rapportare alla versione ufficiale presente nel libro e nel Memoriale Morucci non ha evidenziato elementi di novità in merito ad eventuali altri brigatisti o soggetti estranei alle Brigate rosse che possano aver preso parte alla strage". In particolare, nell'informativa visionata dall'Adnkronos si sostiene che "almeno per quanto descritto nelle mail Loiacono sembra aver svolto funzioni inedite rispetto a quelle riscontrate processualmente, sebbene tali informazioni siano scomparse dal libro”.

Dunque, secondo gli investigatori, "la mancata trasposizione nel libro di alcuni passaggi invece presenti nelle email implica una scelta che potrebbe non essere solo di natura editoriale, ma anche 'politica', tenuto conto delle contraddizioni che pure erano emerse tra i racconti dei vari terroristi intervistati e tra questi e il memoriale Morucci e/o gli iscritti già pubblicati da alcuni militanti delle Br".

PERSICHETTI: 'VALUTARE RAPPORTO CON FONTI E LAVORO RICERCA NON TOCCA A PM E POLIZIA' - "Non può essere un’autorità di polizia o la magistratura a sindacare il rapporto con le fonti e giudicare come un ricercatore affronta le contraddizioni, le difficoltà, gli errori, le illusioni o i buchi di memoria delle fonti orali a quaranta anni dai fatti". Così Paolo Persichetti commenta i nuovi elementi emersi nell'inchiesta romana che lo vede indagato.

"Secondo i poliziotti - scrive Persichetti in un lungo post sul suo blog Insorgenze.net - non avremmo (il libro è opera a più mani, ma alla polizia della storia fa comodo indicarmi come autore unico) riportato correttamente le informazioni raccolte, per questo mi sarei macchiato di favoreggiamento, in particolare nei confronti di Alvaro Loiacono Baragiola. Affermazione impegnativa, che troverebbe senso solo se i poliziotti della storia avessero intercettato tutti i colloqui avuti dagli autori del libro in anni di incontri con i diversi testimoni e riscontrato difformità. Forse per questo sono venuti in casa, col pretesto della divulgazione di un inesistente documento riservato della commissione (le relazioni annuali e le bozze delle relazioni non rientrano nella documentazione riservata) per cercare appunti, schizzi, piantine, vocali e altri materiali raccolti nel corso della preparazione del primo volume e in vista del secondo".

"DATI SU VIA FANI OMESSI DAL LIBRO PERCHE' NON ACCERTATI" - "Chiunque abbia letto il libro conosce perfettamente il lavoro minuzioso svolto, gli elementi di novità significativi introdotti nella ricostruzione del rapimento Moro grazie a una faticosa integrazione tra fonti documentali e nuove disponibilità delle fonti orali, che non si sono tirate indietro, intenzionate a dare un contributo definitivo di chiarezza nella ricostruzione dei fatti - racconta l'ex Br, oggi ricercatore storico - Abbiamo insistito con loro affinché anche il minimo dettaglio venisse ricostruito, nei limiti delle possibilità che la memoria e i documenti potevano consentire. Abbiamo assistito al processo di rimemorizzazione in presa diretta di alcuni di loro, testimoni che hanno dovuto superare e correggere errori e illusioni stratificatesi a decenni di distanza dai fatti".

"Oggi sappiamo come sono arrivati sul posto i brigatisti quella mattina, tutte le armi che impugnavano, come hanno organizzato l’azione, collocato le macchine, la via di fuga ricostruita nel dettaglio, e molte altre cose ancora sulla vicenda politica del sequestro, aspetti che alla Polizia di prevenzione sembrano interessare ben poco - sottolinea Persichetti - Nonostante ciò, al momento di chiudere le bozze, alla fine del 2016, non siamo riusciti a chiarire un aspetto della via di fuga, per altro fino ad allora da tutti ignorato: ovvero come venne spostato un furgone di riserva, collocato nel quartiere di Valle Aurelia, che in caso di necessità sarebbe dovuto servire per un secondo trasbordo del prigioniero. La discussione e il confronto con gli altri testimoni che abbiamo potuto raggiungere è stato acceso ma purtroppo non risolutivo sul punto. Dovendo andare in stampa abbiamo così deciso di risolvere l’impasse delimitando l’informazione su due dati da noi accertati: non abbiamo mai scritto che Loiacono fosse sceso dalle scalette in fondo a via Licinio Calvo insieme a Balzerani, Bonisoli, Casimirri e Fiore. Abbiamo riportato quanto sostenuto da Moretti e confermato da tutti, che furono alcuni dei membri della Colonna romana che presero parte all’azione a spostare il furgone".

"Quello del ricercatore - conclude Persichetti - è un lavoro paziente e ostinato che non si arresta mai e negli anni successivi siamo più volte tornati sulla questione. Cosa c’entri questo lavorio storiografico con il favoreggiamento e l’associazione sovversiva, potete valutarlo da soli".

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