Morta Esther Bejarano, si salvò ad Auschwitz perché sapeva suonare la fisarmonica

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AGI - “Ai giovani ripeto sempre: non siete colpevoli di quanto accadde a quei tempi. Ma lo diventate se non volete saperne niente, di quei tempi”. Così disse Esther Bejarano, una delle maggiori testimoni dell'Olocausto, la donna che sopravvisse ad Auschwitz suonando la fisarmonica nell'“Orchestra delle ragazze”, morta a 96 anni ad Amburgo. “Si è addormentata la mattina presto nell'ospedale israelitico, non ha sofferto e non era sola”, ha riferito la sua cara amica Helga Obens, del Comitato di Auschwitz.  

Nata il 15 dicembre 1924, Esther Bejarano è nata a Saarlouis in una famiglia ebraica: nel 1941 i suoi genitori furono uccisi dai nazisti in Lituania, lei stessa fu costretta ai lavori forzati in un campo di concentrazione prima di essere ulteriormente deportata due anni dopo ad Auschwitz. Qui riuscì a sopravvivere solo perché suonava la fisarmonica nella cosiddetta “Maedchenorchester von Auschwitz” (orchestra delle ragazze di Auschwitz), creata nella primavera del 1943 per ordine delle Ss, che l'avevano pensata sia come strumento di propaganda per i cinegiornali che per “tenere alto” il morale nel lager di sterminio. Le musiciste erano di provenienza diversa – tra le altre erano polacche, greche, tedesche, ucraine – e venivano impiegate per suonare al cancello per ore ed ore, a qualsiasi condizione climatica, quando le squadre di lavoro entravano o uscivano dal campo, oppure per accompagnare le cerimonie delle Ss. 

Dopo la guerra, Bejarano emigrò in Israele, per decidere poi di tornare in Germania insieme al marito nel 1960. Con i suoi figli fondò all'inizio degli anni ottanta il Gruppo Coincidenze, che eseguiva canzoni del ghetto ebraico così come anche brani della tradizione antifascista. Un impegno che le valse numerosi riconoscimenti, tra cui la medaglia della Lega internazionale per i diritti umani e la Croce di merito della Repubblica federale. 

Per decenni Bejarano si è impegnata contro i fenomeni dell'estremismo di destra e la xenofobia. Ancora nel maggio di quest'anno ha partecipato con una conferenza ad una cerimonia in ricordo del rogo dei libri da parte dei nazisti ad Amburgo. Esther ha anche continuato per decenni a visitare le scuole ripetendo instancabilmente la sua testimonianza degli orrori della Shoah.

Figura tra i fondatori del Comitato di Auschwitz in Germania e in tempi più recenti si è impegnata per far dichiarare l'8 maggio, giorno della liberazione dal nazismo, come giorno festivo in Germania.  Anche il presidente della Repubblica tedesco Frank-Walter Steinmeier ha voluto onorare e ricordarne la figura: “Esther Bejarano ha vissuto sul proprio corpo cosa voglia dire essere discriminati, perseguitati e torturati”, così il capo dello Stato in una nota.

“Dopo la guerra - prosegue il presidente tedesco - considerava un suo obbligo interiore quello di tenere viva la memoria degli orrori del regime nazista e di ammonire soprattutto i giovani circa i pericolo dell'estremismo di destra e dell'ostilità verso gli stranieri”. Pertanto Steinmeier esprime “grande gratitudine ed immensa stima” verso Esther Bejarano, “che avrà per sempre un posto nei nostri cuori”.  

Tra le tante reazioni, anche quelle ministro degli Esteri, Heiko Maas, e della leader dei Verdi, Annalena Baerbock: “La meravigliosa Esther Bejarano ci ha con la sua forza vitale e la sua storia incredibile”, ha affermato il capo della diplomazia tedesca, “la sua voce ci mancherà”. Per la candidata dei Verdi alla cancelleria, invece, “dipende da noi di portare avanti ciò che hanno vissuto le persone come lei, di ricordare e di non dimenticare mai”.   

Un commosso messaggio è arrivato anche dal Comitato Auschwitz: “Piangiamo insieme alla sua famiglia questa grande, coraggiosa e ferma donna, sopravvissuta ai campi di concentramento di Auschwitz e Ravensbrueck, antifascista, presidente del Comitato di Auschwitz e presidente onorario dell'Associazione dei perseguitati del regime nazisti. Oggi vogliamo fare una pausa. E stare in silenzio e piangere. Per poi realizzare la missione di Esther Bejarano: non stare mai più in silenzio quando accade l'ingiustizia”.

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