Morta l'attrice sudcoreana Choi Eun-hee: fu rapita dalla Nordcorea -3-

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Roma, 17 apr. (askanews) - In un'intervista del 2011, Choi ha raccontato che il dittatore "ci rispettava come artisti e ci sosteneva in pieno". Ma lei non avrebbe mai perdonato "l'oltraggioso e vergognoso rapimento", pur ammettendo che il leader nordcoreano aveva permesso loro di fare "film con valore artistico, invece di film di sola propaganda che lodassero il regime". D'altronde, Kim - un cinefilo che aveva, secondo le memorie di Shin, un archivio di 15mila film di tutto il mondo - non risparmiò fondi per costruire la casa di produzione e consentì loro di viaggiare all'estero, sia pure sotto una rigida sorveglianza.

Durante la prigionia, Choi poté andare a ritirare il premio per migliore attrice al Festival di Mosca del 1985 per il film "Sale", che raccontava la lotta contro la potenza coloniale giapponese. In un viaggio in Ungheria, inoltre, i due si risposarono in base alle indicazioni di Kim Jong Il.

(Con fonte Afp)(Segue)

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