Morte di Sara Sforza: l’uomo alla guida era stato espulso dall’Italia

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Emergono nuovi inquietanti particolari dalla vicenda della morte di Sara Sforza, la ragazza di 23 anni scomparsa lo scorso 2 gennaio in un incidente stradale lungo la via Tiburtina ad Aielli, in provincia de L’Aquila. Secondo le ricostruzioni degli investigatori infatti, l’uomo di origine magrebina che ha provocato lo schianto nel quale Sara è morta non sarebbe dovuto essere in Italia in quel momento, poiché era stato raggiunto tempo addietro da un decreto di espulsione a seguito di una condanna per traffico di sostanze stupefacenti.

Morte di Sara Sforza

Il 26enne marocchino responsabile dell’incidente e accusato di omicidio stradale era inoltre risultato positivo ai test tossicologici, presentando un alto tasso di cocaina ed alcol nel proprio sangue al momento dello schianto. In merito invece al decreto di espulsione, l’avvocato dell’uomo Francesco Olivieri ha dichiarato: “Ho impugnato il provvedimento in Cassazione. È chiaro però che il ricorso non sospende l’esecutività del decreto”.

Nel frattempo, l’autopsia sul corpo della ragazza è stata effettuata nella mattinata del 4 gennaio dal medico legale Simona Ricci presso l’ospedale di Avezzano. L’esame autoptico è stato disposto dal procuratore di Avezzano Andrea Padalino.

Il ricovero in ospedale del marocchino

L’uomo accusato della morte di Sara Sforza è al momento ricoverato all’ospedale dell’Aquila, mentre è rimasta sostanzialmente illesa la donna che viaggiava al suo fianco quella sera. Il fidanzato di Sara, il 31enne Alessio Vergari è invece ricoverato all’ospedale di Avezzano con fratture multiple. Stando alla ricostruzione della dinamica dell’incidente l’Alfa Romeo 159 del 26enne marocchino avrebbe compiuto un sorpasso azzardato in una strada con scarsa visibilità, scontrandosi frontalmente con la Renault Twingo guidata da Sara Sforza che sopraggiungeva dalla direzione opposta.