Morte di Soleimani: Usa subiscono primo cyberattacco

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L’uccisione degli Usa del generale Quassem Soleimani porta alle prime, inevitabili, conseguenze. La morte del generale del raid americano è avvenuta il 3 Gennaio 2020. Donald Trump aveva disposto l’attacco vicino all’aeroporto di Baghdad, in Iraq. Nel raid, due auto sono state polverizzate. In tutto, sono otto le persone che hanno hanno perso la vita.

Sabato 4 Gennaio 2020 l’Iraq ha dato la prima risposta all’uccisione di Soleimani. 150 siti Usa che sono stati defacciati dai sostenitori del regime degli Ayatollah attraverso la pubblicazione di un volantino in memoria del generale ucciso.

L’esperto di sicurezza informatica dell’Agi (Agenzia Giornalistica Italiana), Arturo Di Corinto, ha commentato la vicenda in questo modo: “Per alcuni l’allarme sarebbe concreto proprio a causa del modus operandi degli hacker di stato islamici che avrebbero già infiltrato le infrastrutture critiche dell’avversario e di potenziali altri bersagli alleati degli Usa”.

Morte di Soleimani: cyberattacco

A preoccupare di più gli analisti, sempre secondo Di Corinto, sono gli hacker noti come Minacce avanzate persistenti (Advanced Persistent Group). La ragione di questa maggiore preoccupazione riguarda la tecnica usata. Gli hacker si infiltrano nei sistemi senza destare sospetti e rimangono quieti fino al momento giusto per organizzare l’attacco.

Di Corinto conclude spiegano che gli iraniani non sono gli unici a usarli. “I componenti di questi gruppi di hacker” dice l’esperto “provengono spesso dal mondo dell’intelligence e sono usati dagli stati per spiarsi a vicenda, influenzare le dinamiche politiche e destabilizzare l’economia degli avversari usando sofisticate strategie”.