Morte ginecologo, nuove piste seguite dagli inquirenti

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ginecologo ucciso a Milano
ginecologo ucciso a Milano

In molti temono che la morte del ginecologo 65enne, Stefano Ansaldi, sia legata a una rapina. Tuttavia, non si arrestano le indagini sull’accaduto e gli inquirenti prendono in considerazione anche altre ipotesi. Per la morte di Stefano Ansaldi, il ginecologo ucciso a Milano, non si esclude la pista dei debiti e del suicidio.

Ginecologo ucciso a Milano: le ipotesi

Si complica il caso di Stefano Ansaldi. Quella che sembrava una rapina finita in tragedia sembra nascondere un caso molto più contorto e complicato. Così i carabinieri non escludono nessuna pista. Gli inquirenti, infatti, pare non abbiano elementi neppure per escludere l’ipotesi del suicidio.

Il ginecologo, prima di essere visto a terra agonizzante, avrebbe vagato in zona stazione Centrale, dove era arrivato circa tre ore prima. I passanti lo hanno poi visto con le mani premute sul collo per tamponare la letale ferita. L’arma è un coltello da cucina ritrovato vicino al corpo, insieme alla 24 ore, che conteneva solo documenti d’identità e biscotti. I carabinieri indagano anche sul Rolex che è stato aperto, tolto dal polso, chiuso e posizionato a terra. Sparito, invece, il cellulare di Ansaldi. Se davvero si trattasse di una rapina, resta da capire per quale motivo i delinquenti non abbiano portato con sé un orologio di così rinomato valore.

Il ginecologo viveva e lavorava a Napoli e non aveva comprato il biglietto del ritorno. Con sé non aveva alcun ricambio né aveva prenotato una stanza per trascorrere qualche notte in hotel. Nessuna impronta è stata ritrovata sul coltello affianco al corpo di Ansaldi, che indossava dei guanti in lattice. Gli investigatori stanno verificando gli appuntamenti che avrebbero impegnato il medico, il quale pare abbia lasciato la Campania con una certa urgenza, nonostante fosse positivo al coronavirus.

Gli investigatori lavorano per esclusione. Intanto spuntano incongruenze e dettagli incerti e misteriosi, come l’assegno in bianco intestato a una società off shore maltese del quale il ginecologo aveva denunciato nel 2019 lo smarrimento. L’assegno recava la sua firma, ma non l’importo.

I debiti

Il laboratorio di analisi portava il nome del dottore (“Gestione laboratorio di patologia clinica del dott. Stefano Ansaldi”). È confluito in diverse sentenze del Tribunale fallimentare di Napoli. Nel 2010 aveva accumulato quasi mezzo milione di debiti. Era un’impresa legata alla sanità pubblica campana, convenzionata per gli esami con la Asl Napoli 1. Nel 2012 la banca Unicredit chiese un decreto ingiuntivo per quasi 57 mila euro. E quando il decreto divenne esecutivo, l’ufficiale giudiziario pare non abbia “rinvenuto la società né il legale rappresentante all’indirizzo indicato”. Il fallimento fu dichiarato dai giudici nel 2015. Il concordato, invece, è stato chiuso nel 2019. Il dottor Ansaldi pare si fosse ritrovato un’ipoteca legale iscritta da Equitalia nel 2014 per altri 77mila euro.

Per il momento non è possibile dichiarare con certezza un legame tra la situazione economica e la morte di Ansaldi, ma sarà necessario verificare che tipo di passaggi e transazioni di denaro siano avvenuti e se esistono connessioni con l’assegno maltese.