Morte Luana D'Orazio, emerge una terribile verità

·2 minuto per la lettura

È uno scenario drammatico quello delineato dalle 69 pagine della perizia sulla morte di Luana D’Orazio, la giovane operaia che ha perso la vita lo scorso maggio a Oste di Montemurlo (Prato) mentre stava lavorando in fabbrica. L’orditoio che l’ha stritolata sarebbe stato manomesso e montato in modo non conforme per abbattere i tempi di produzione.

LEGGI ANCHE: Schiacciato da rullo, muore operaio 53enne nel Fiorentino

Il perito ha infatti rilevato la presenza di una staffa sporgente (e non protetta) che avrebbe trascinato la ragazza in una morsa. "La macchina presentava una evidente manomissione con un altrettanto evidente nesso causale con l'infortunio - scrive l'ingegnere Carlo Gini, incaricato dalla Procura di esaminare il macchinario - La funzione di sicurezza della saracinesca era stata completamente disabilitata per cui l'operatore poteva accedere alla zona pericolosa, anche in modalità automatica, senza alcuna protezione".

LEGGI ANCHE: Modena, 41enne muore incastrata in un macchinario

Secondo la relazione, la manomissione dei macchinari era una "consuetudine di lavoro", tanto che "la saracinesca non veniva abbassata da tempo". A provarlo, "varie ragnatele che si erano andate a formare tra le parti fisse e quelle mobili".

GUARDA ANCHE - Roma, esplosione a Torre Angela

Il 3 maggio scorso “dopo le 09.45 Luana D’Orazio preme il pulsante di marcia lepre, ovvero viene attivata la modalità automatica”. Alle 9.46, in un intervallo di 3 secondi, Luana “è in prossimità al gruppo brida-menabrida (i due pezzi che compongono il comando del subbio, il sostegno per l’avvolgimento del filato, nda) e la brida entra in contatto con i suoi vestiti trascinando la donna attraverso la trazione sia sui fuseaux, sia sulla maglietta, sia sulla felpa e viene portata nella zona di comando del moto del subbio. La trazione su tre elementi dell’abbigliamento cattura il corpo in una sorta di abbraccio mortale”. E' quanto si legge nella relazione depositata la settimana scorsa dal consulente della Procura.

“Non ci sono parole, come si può morire così nel 2021. Se l’azienda avesse preso tutte le precauzioni mia figlia sarebbe ancora qui, devono prendere coscienza”, ha detto tra le lacrime Emma Marrazzo, mamma di Luana, come riportato da Repubblica. Una lettura dolorosissima soprattutto per le conclusioni a cui giunge: forse quella morte si sarebbe potuta evitare.

GUARDA ANCHE - Alessandria, crolla capannone: muore operaio

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli