Morte Luca Sacchi, il killer confessa: “Volevo spaventarlo”

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Volevo spaventarlo, non volevo ucciderlo” così Valerio Del Grosso si sarebbe giustificato con l’amico e la fidanzata, mentre cercava di mettersi in fuga dopo la morte di Luca Sacchi. La stessa versione l’uomo l’ha poi confermata qualche ora dopo davanti ai carabinieri che lo hanno arrestato: sarebbe stato proprio lui ad accompagnarli nei luoghi dove avrebbe nascosto le prove dell’omicidio. Lì sarebbe stato ritrovato anche lo zainetto della compagna della vittima, Anastasia Kylemnyk, che conteneva oltre 2 mila euro divisi in mazzette da 20 e da 50. Davanti al pubblico ministero, il killer ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Morte Luca Sacchi: la ricostruzione

Attualmente Valerio Del Grosso si trova in carcere a Regina Coeli ed è prevista per oggi l’udienza di convalida nel corso della quale gli inquirenti si aspettano possa raccontare i motivi che lo hanno spinto a compiere l’omicidio. Una prima ricostruzione dei fatti è comunque stata operata dalle forze dell’ordine le quali hanno fatto ricorso ai racconti di alcuni testimoni. Del Grosso avrebbe incaricato alcuni amici di andare a controllare in un pub se alcuni clienti avessero i soldi per acquistare. Anastasia, la fidanzata di Sacchi, è lì e ha con sé uno zainetto che contiene i contanti. Quando il pusher arriva, insieme al compagno Paolo Pirino lo scambio non avviene e Del Grosso se ne va promettendo di tornare poco dopo. A quel punto Anastasia, Sacchi e un terzo amico rimangono fuori dal locale, mentre i compagni dello spacciatore decidono di entrare. Usciranno solo dopo aver sentito lo sparo e vedranno Luca Sacchi a terra in un mare di sangue.

La confessione all’amico

Il giorno successivo all’omicidio, Valerio Del Grosso va al lavoro e cerca di comportarsi come se niente fosse, ma il rimorso è troppo grande e a metà mattina decide di andarsene. Chiama un amico e la fidanzata e i tre si incontrano: “Ho fatto un macello, volevo solo spaventarli” avrebbe detto. Nel frattempo le voci nel quartiere si rincorrevano già da qualche ora e i genitori del pusher avevano capito: hanno quindi deciso di farsi coraggio e di recarsi in commissariato per raccontare il tutto, mettendo Polizia e Carabinieri sulle sue tracce.

Le armi del delitto

Lo so perché siete qui. Ho fatto una cavolata. Vi seguo“. Sono queste le parole pronunciate da Valerio Del Grosso all’arrivo dei carabinieri nella sua stanza d’hotel. Il 21enne, di fronte alle forze dell’ordine si è autoaccusato dell’omicidio di Luca Sacchi. Sarebbe stato proprio lui stesso a condurre gli uomini della Polizia in tre posti diversi dove aveva nascosto la borsa, l’ogiva e il portafogli, nonché il tamburo dell’arma e la mazza utilizzate per compiere il delitto. “Sono stato io a sparare ma non ho mirato, non volevo uccidere. Dopo ore da quel maledetto sparo mi sono collegato a internet e ho capito di aver ucciso quel ragazzo“.