Morte Vetrano, la rabbia dei genitori contro gli amici del figlio

mamma liborio vetrano

Nadia Pisciotta, mamma di Liborio Vetrano ha espresso la sua rabbia per la sentenza mite nei confronti degli amici del figlio, rimasti illesi nell’incidente avvenuto il 13 aprile 2019 in provincia di Reggio Emilia, dove ha perso la vita il figlio. L’unioc amico che si è preoccupato per Liborio dichiara: “Se ne sono fregati di lui”.

Liborio Vetrano, la rabbia della mamma

Non riesce a trattenere la rabbia e le lacrime Nadia Pisciotta, mamma di Liborio Vetrano, il ventenne morto in un incidente stradale il 13 aprile 2019, unica vittima di quella tragica sera che ha visto uscire illesi i suoi amici presenti nella vettura ribaltatasi in un canale.

Abbiamo promesso giustizia a nostro figlio: non ci arrenderemo mai, fino al nostro ultimo respiro sarà così”. Alla guida del mezzo, infatti, c’era uno dei suoi migliori amici, Samuele Margini, risultato in seguito positivo all’alcool test.

Morto 2 volte

Nonostante i rilevamenti avessero riscontratto anche un eccesso di velocità da parte del guidatore, il 2 marzo 2019 in tribuanle è arrivato il patteggiamento: due anni e sei mesi, con pena sospesa, e revoca della patente. Una sentenza insufficiente per i genitori di Liborio. “Sono cresciuti insieme, si conoscevano da una vita: “Me lo hanno ammazzato due volte-dichiara Calogero, il padre di Libo e chi lo ha ucciso non è stato punito. Liborio era un ragazzo solare, di grandi valori, amava la vita e soprattutto non l’ha mai sfidata. Aveva fin da piccolo la passione per il calcio e lavorava come se dovesse mantenere una famiglia: era il nostro orgoglio“.

Gli hanno accettato tutte le attenuanti e la vergogna è che non dovrà scontare neanche un giorno di carcere o ai domiciliari. Non che questo ci potrà riportare indietro nostro figlio, però deve pagare per capire l’errore che ha fatto e per evitare di ricommetterlo“. “Non è mai venuto a casa nostra per chiedere perdono aggiunge la madre della vittima. “Ha continuato a fare la sua vita senza chiedere perdono o senza fare nulla per cercare di rimediare, nè lui e neanche la sua famiglia” dichiara con tono sprezzante il padre, trattenendo a stento le lacrime.

Falsi amici

Giungono elementi ancor più drammatici dalla testimonianza di Tarik Lamsyer, l’unico degli amici che ha provato fino all’ultimo di salvare Liborio. “Ho chiesto agli altri di darmi una mano, ma a parte un altro ragazzo non c’è stato un aiuto collettivo. Se ne fregavano. Uno era sul cordolo della strada a pensare al suo abbigliamento, il guidatore pensava a cosa aveva bevuto e l’altro ogni tanto guardava, forse l’avevamo presa tutti alla leggera, mi ci metto dentro anche io”.

La legge non può far passare questo messaggio e condannare a noi l’ergastolo, ma deve punire e far riflettere chi ha rovinato la nostra vita”, ha commentato il padre di Liborio.Non si può archiviare tutto così, troppo facile. Non sappiamo neanche a che ora c’è stato effettivamente il decesso, quindi ci sono diverse questioni da chiarire per capire se c’è stata o meno omissione di soccorso. “Perché nessuno ci ha chiamati?” si chiedono infine i genitori di Liborio. “Lo avremmo tirato fuori noi da quella macchina“.