Morti in corsia: in appello 30 anni all’infermiera killer

Red
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Milano, 12 feb. (askanews) - Fu Laura Taroni, ex infermiera del pronto soccorso di Saronno, in provincia di Varese, ad uccidere con un cocktail di farmaci letali il marito e l'anziana madre. Lo ha stabilito la sentenza del secondo processo d'appello che ha confermato la condanna a 30 anni di carcere (al netto dello sconto di un terzo della pena per la scelta del rito abbreviato) alla cosiddetta "infermiera killer". Secondo i giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano, che hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Nunzia Ciaravolo, la donna è colpevole omicidio volontario pluriaggravato.

Si chiude così il processo d'appello bis affrontato dall'infermiera dopo la condanna a 30 anni che le venne inflitta in primo grado dalla Corte d'Assise di Busto Arsizio e poi confermata nel secondo grado di giudizio. Sentenza, quest'ultima, che fu annullata dalla Cassazione per un duplice motivo: nelle motivazioni del primo processo d'appello mancavano 14 pagine e non c'era nessuna valutazione sulle condizioni psichiche dell'imputata. Così i giudici togati e popolari della Corte d'Assise d'Appello di Milano hanno detto sì alla richiesta della difesa, rappresentata dagli avvocati Monica Alberti e Cataldo Intrieri, di disporre una nuova perizia psichiatrica. Ma la relazione messa punto da Franco Freilone, il professore dell'Università di Torino nominato dai giudici, ha stabilito che Laura Taroni è affetta da un "disturbo della personalità non grave e comunque non tale da inficiare la sua capacità di intendere e di volere". La sua, secondo l'esperto, "è una personalità isterica di tipo nevrotico ma comunque aderente alla realtà". In pratica, l'ex infermiera "pur con disfunzioni problematiche, è sana di mente" così come già stabilito dalla perizia disposta nel primo grado di giudizio.