Morti sul lavoro: numeri e cause

Ancora un morto sul lavoro. Ancora una volta polemiche: è un destino tragico quello che, quasi ogni giorno, fa scrivere sulle pagine di giornale  di "morti bianche". Questa volta, la triste sorte è toccata a Pasquale La Rocca, un caporeparto dell'Ilva di Novi Ligure (in provincia di Alessandria). E' stato schiacciato da un muletto la scorsa notte mentre lavorava: l'incidente occorso durante una manovra di retromarcia per spostare un carico. Per cause ancora da definire, il muletto si è ribaltato e ha ucciso l'uomo di 31 anni.

Il soccorso dei colleghi di lavoro e poi quello del 118 sono stati vani. La Fiom è già all'attacco, dando per scontato che qualcosa non abbia funzionato dal punto di vista della sicurezza: «Un altro incidente mortale causato per non esserci stato il pieno rispetto delle norme di sicurezza, non ci stancheremo mai di dire e di affermare che prima delle necessità produttive deve esserci la salvaguardia dell'integrità fisica delle lavoratrici e dei lavoratori». Nonostante l'incidente dalle tragiche conseguenze, il lavoro in fabbrica non è stato interrotto: per protesta, le organizzazioni sindacali hanno organizzato una sospensione dei turni notturni e uno sciopero per quelli di oggi, 8 giugno.

Ma quanti sono i morti sul lavoro in Italia? Alla drammatica domanda risponde con puntualità l'osservatorio indipendente di Bologna, un blog di volontari attivo dal 1° gennaio 2008 (i cui dati si possono, naturalmente, confrontare con l'ufficialità delle statistiche dell'INAIL. I numeri sono impressionanti: dal primo gennaio del 2012 all'8 giugno sono morti sui luoghi di lavoro ben 254 lavoratori, all'assurdo ritmo di tre caduti sul lavoro ogni due giorni. Il numero cresce se si considerano anche i lavoratori deceduti sulle strade (agenti di commercio, camionisti, autisti e simili; d'altro canto, sfuggono a questo computo la maggior parte dei pendolari che muoiono nel tragitto per raggiungere il posto di lavoro o per tornare alle proprie abitazioni, genericamente classificati come "incidenti stradali"): in questo caso parliamo di 490 morti. Tre al giorno.

I dati degli anni precedenti non sono confortanti: nel 2008 si sono contati 639 morti sul posto di lavoro, che diventano 1060 se si considerano i morti su strada, con oltrere 26 mila invalidi (le vittime "bianche" erano in calo rispetto al 2007); nel 2009 sono stati 1.050 complessivamente, di nuovo in calo, dunque. Nel 2010 593 morti bianche, 1.080 se si considerano le morti su strada. Nel 2011 l'osservatorio registra un incremento di vittime: 663 sui luoghi di lavoro, 1.170 complessivamente (i dati INAIL sono un po' diversi).

La causa principale di questi decessi è, secondo i medesimi dati, la perdita di controllo dei macchinari e degli strumenti di lavoro, ma bisognerebbe capire – ed è un'operazione praticamente impossibile - quali siano le cause a monte. L'aumento del carico di lavoro, per esempio, la precarizzazione (che può portare a scarsa esperienza dei lavoratori nei campi specifici in cui ci si trova ad operare, magari sottovalutando i fattori di rischio), il mancato rispetto delle misure di sicurezza (magari per mere questioni economiche) e via dicendo: tutte quelle concause, insomma, che non sono direttamente dimostrabili ma che afferiscono ad un peggioramento globale delle condizioni lavorative per lasciar spazio alla massimizzazione del profitto.

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