Morto a 45 anni 'Cala' Cimenti, nel 2019 scalò Nanga Parbat

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Era un mito dello scialpinismo Carlalberto 'Cala' Cimenti, morto questo pomeriggio travolto da una valanga staccatasi sopra il Sestriere, a pochi passi da casa. Quarantacinque anni, torinese, Cimenti a 12 anni, grazie al padre, era già in cima al Monte Bianco e pochi anni dopo ha compiuto le sue prime esperienze di alta quota sull’Ojos del Salado, Kilimanjaro e alcune montagne sopra i 6000 metri in Nepal.

Le sue spedizioni d’alta quota sono pensate per poter ridiscendere la montagna scalata con gli sci ai piedi, integralmente o almeno parzialmente. Tra le sue "imprese" la conquista della cima del Cho Oyu nel 2005, l’Ama Dablam nel 2010 (dal campo base alla cima e ritorno in 26 ore), la cima del Manaslu e la discesa con gli sci nel 2011 senza l’ausilio dell’ossigeno. Nel 2015 è il primo italiano della storia a ricevere l’onorificenza Snowleopard, riconoscimento che la Federazione alpinistica russa concede a chi scala tutte e cinque le cime oltre i 7.000 metri sul territorio dell’ex Unione Sovietica. Nell’ottobre del 2017 raggiunge gli oltre 8mila metri di quota del Dhaulagiri (e ancora una volta la discesa con gli sci ai piedi), la settima montagna più̀ alta del mondo con i suoi 8.167 metri di altezza. Nel 2018 la piramide perfetta del Laila Peack, 6.096 metri in Pakistan, e poi una montagna attigua al Laila, ancora inviolata, di 5900 mt, che battezza (Laila’s) Little Sister.

Nel 2019 la sfida più ardita: la conquista del Nanga Parbat, nel Karakorum pakistano, che con i suoi 8.126 metri è una delle cime più pericolose del mondo, tanto che gli sherpa pakistani la chiamano la "montagna mangiauomini". Una montagna che è recentemente costata la vita agli alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard e, nel giugno 1970, al fratello di Reinhold Messner, Günther.