Morto Donald Rumsfeld, due volte segretario della Difesa degli Stati Uniti

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Donald Rumsfeld
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Donald Rumsfeld è morto martedì 29 giugno a 88 anni a Taos, nel New Mexico, dove si era ritirato. Il portavoce della famiglia ha riferito la causa della morte, ovvero un mieloma multiplo. Rumsfeld fu segretario della Difesa degli Stati Uniti dal 1975 al 1977 durante la presidenza di Gerald Ford e dal 2001 al 2006 durante quella di George W. Bush.

Morto Donald Rumsfeld, una vita dedicata agli Stati Uniti

Donald Rumsfeld nacque a Chicago il 9 luglio 1932 in una famiglia di origine tedesca. Dopo gli studi all’Università di Princeton, iniziò il suo percorso pubblico come pilota nella Marina militare. Nel 1958 entrò nell’orbita del presidente Dwight Eisenhower. Nel 1962 era già deputato dei repubblicani. Si distinse per le critiche sulla gestione della guerra in Vietnam da parte dei democratici.

In seguito lavorò per Richard Nixon, ma fu con la presidenza di Gerald Ford che Rumsfeld salì alla ribalta, diventando prima capo dello staff e poi segretario della Difesa. In quegli anni si creò anche con il sodalizio con Dick Cheney, che sarebbe poi diventato il vice presidente di George W. Bush.

Morto Donald Rumsfeld, nel 1974 l’incontro con Arthur Laffer

Nel 1974 l’economista Arthur Laffer, seduto al tavolo di un ristorante con Donald Rumsfeld e Dick Cheney, disegnò per i due su un tovagliolo la curva che ancora porta il suo nome. Il suo era uno dei teoremi fondamentali per i liberisti: tagliare le tasse non significa perdere gettito fiscale.

Morto Donald Rumsfeld, il supervisore militare della guerra in Iraq

Insieme a Dick Cheney e ai “neoconservatori”, Donald Rumsfeld teorizzò che gli Stati Uniti avessero la missione di esportare la democrazia nel mondo, se necessario sulla punta dei fucili.

L’11 settembre 2001, come da lui stesso raccontato, Rumsfeld era talmente furioso che si precipitò ad aiutare per qualche ora i soccorritori impegnati al Pentagono, colpito da uno degli aerei dirottati. La reazione americana all’attacco terroristico, che si concretizzò con le guerre in Afghanistan prima e in Iraq poi, maturò in un circolo ristretto formato da Rumsfeld, Cheney, allora vice presidente, il segretario di Stato Colin Powell e la consigliera per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice.

In particolare, la decisione di invadere l’Iraq ebbe delle gravi conseguenze e lacerò l’Europa e l’Alleanza Atlantica. Si scoprì che Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa, come annunciato da Powell durante una seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e si venne a conoscenza degli abusi sui prigionieri iracheni nelle carceri di Abu Ghraib. A causa di quest’ultimo scandalo, Rumsfeld presentò a George W. Bush le sue dimissioni, ma il Presidente le respinse.

Rumsfeld continuò comunque a difendere le ragioni di quelle guerre. Nel suo libro Known and Unknown: A Memoir, pubblicato nel 2011, scrisse che il conflitto in Iraq aveva “liberato il mondo da un dittatore brutale come Saddam, creando una situazione più stabile e più sicura”. Due anni dopo accettò di metterci la faccia nel documentario di Errol Morris The Unknown Known. La pellicola fu presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2013 e Rumsfeld si produsse nella sua ultima apologia, nonostante il mondo fosse nel frattempo cambiato: in Afghanistan i talebani la facevano da padroni; in Siria, e a breve in Iraq, stava avanzando l’Isis; alla Casa Bianca abitava Barack Obama e la dottrina dell’esportazione della democrazia era stata archiviata.

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