Morto in Bolivia l'uomo che uccise Ernesto "Che" Guevara

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Il corpo senza vita di Ernesto
Il corpo senza vita di Ernesto "Che" Guevara, ottobre 1967 (foto Reuters)

Mario Terán, sergente boliviano che nel 1967 mise fine a colpi di mitra alla vita di Ernesto "Che" Guevara, è morto all'età di 80 anni a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) dopo una lunga malattia.

Nell'ultima intervista concessa anni fa, il militare raccontò a un giornalista le sensazioni provate prima di premere il grilletto. "E' stato il momento peggiore della mia vita - disse - e ho visto il Che grande, molto grande, enorme. I suoi occhi brillavano luminosi. Sentivo che mi sovrastava quando mi fissava e mi dava le vertigini. Ho pensato che con un rapido movimento lui avrebbe potuto togliermi la pistola. "Stai calmo", mi disse, "e mira bene! Stai per uccidere un uomo!". Io feci un passo indietro fino alla soglia della porta. Chiusi gli occhi e sparai".

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L'ex generale Gary Prado, che comandava il plotone che catturò il Che, ha dichiarato che Terán "era un soldato responsabile. Ha eseguito un ordine dall'alto ed ha semplicemente fatto il suo dovere di sottufficiale dell'esercito".

Guevara aveva 39 anni quando fu catturato a La Higuera, in Bolivia, al termine di un'operazione, rivelatasi fallimentare, per radicare un fuoco di guerriglia nel Paese sudamericano. L'esercito, che aveva perso una quarantina di uomini nello scontro finale, decise di procedere già il giorno seguente alla sua uccisione, assegnando appunto a Terán il compito di sparare.

Il cadavere di Ernesto Guevara, crivellato di pallottole, fu esposto nell'ospedale di Villagrande, dove venne fotografato. Susanna Osinaga, l'infermiera che ricompose il corpo, raccontò al New York Times che "diverse donne della zona presero come ricordo ciocche dei capelli del morto, dicendo che somigliava a Gesù".

Nel 1997 un'equipe argentina specializzata nell'identificazione di resti di desaparecidos, trovò in una fossa comune i resti di quattro presunti guerriglieri cubani. Le analisi confermarono che lo scheletro "numero due" era effettivamente quello del Che, che fu poi trasferito a Cuba e sepolto in un mausoleo a lui dedicato nella città di Santa Clara.

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