Morto l'attore Roberto Nobile: in quali serie ha recitato

Morto Roberto Nobile
Morto Roberto Nobile

Fu l’indimenticabile poliziotto Antonio Parmesan in Distretto di Polizia e Nicolò Zito ne “Il commissario Montalbano”. Roberto Nobile è morto all’età di 75 anni, un grave lutto questo che ha colpito non solo il mondo della televisione, ma anche del cinema. Stando a quanto riporta il Corriere della Sera, l’attore sarebbe deceduto a causa di un malore improvviso.

Morto Roberto Nobile, la carriera al cinema

Classe 1947, Nobile si è spento nelle scorse ore a Roma, era nato a Verona, ma era di origini ragusane. Molti i grandi registi con i quali ha calcato le scene: da Giuseppe Tornatore, a Ermanno Olmi a Nanni Moretti. Tra le pellicole più amate si segnalano “La scuola” del 1999 e diretto da Daniele Luchetti dove ha vestito i panni del Professor Mortillaro. Altrettanto degno di nota Giovanni Falcone del 1993 dove Nobile ha recitato invece con Michele Placido, qui nei panni del protagonista. In “Stanno tutti bene – everybody’s fine” di Tornatore abbiamo visto l’attore interpretare il ruolo di Guglielmo Scuro.

I successi in televisione

La lunga carriera di successi dell’attore è proseguita anche in televisione dove lo abbiamo potuto vedere in ruoli di primo piano. Oltre ai già citati “Distretto di Polizia” e il “Commissario Montalbano”, ha recitato anche in Don Matteo, La Piovra (settima e ottava stagione) e “Gli orologi del Diavolo” con Giorgio Pasotti che possiamo considerare l’ultima serie tv da lui interpretata. Sempre con Pasotti, ha infine recitato nella pellicola del 2020 “Abbi fede”.

La tournée in teatro

Nobile non ha però mai smesso di recitare. Era infatti interprete e regista dello spettacolo “Le storie del mondo”, tratto da “Le metamorfosi” di Ovidio e con il quale era impegnato in una tournée. Proprio nei prossimi giorni sarebbe dovuto salire in scena al Festival Lunaria Teatro di Genova: “Mi sono imposto il compito di accorciare la distanza tra il tempo della creazione dei miti, la loro trascrizione da parte di Ovidio, e il nostro tempo. Perché la mitologia greca, frutto di uno sconfinato potere immaginativo, era già ai tempi di Ovidio, più che un complesso sapienzale, una fonte mirabile di intrattenimento. Nel corso dello spettacolo cerco di far capire, anche seguendo gli stimoli di Jung e di Hillman, quanto sia importante l’immaginare e come purtroppo si stia perdendo il gusto e la capacità di vedere ciò che non c’è o ciò che sta dall’altra parte del mondo”, sono le sue parole riportate dal Corriere.

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