Morto Paolo Beldì, il regista tv aveva 66 anni

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Il regista televisivo Paolo Beldì, uno dei più noti della sua generazione e legato in particolare a tantissimi programmi di Fabio Fazio, è morto improvvisamente a 66 anni nella sua casa di Magognino, in provincia di Novara. Con Fazio, Beldì aveva firmato programmi diventati cult come 'Anima Mia' e 'Quelli che il calcio' ma lo aveva seguito anche al Festival di Sanremo. Il suo stile inconfondibile, fatto di primi piani strettissimi su particolari apparentemente poco pertinenti (le scarpe di chi parla, lo spettatore addormentato) che diventavano parte importante del racconto, ha fatto scuola.

Beldì è stato trovato privo di vita nella sua casa di montagna, dove che amici con cui aveva appuntamento ieri sera per vedere la partita dell'Italia non l'avevano visto arrivare. Si ipotizza che possa aver avuto un infarto ma gli accertamenti sono ancora in corso.

Nato a Novara, città a cui è rimasto sempre legatissimo, Beldì aveva iniziato a dedicarsi alla regia negli anni '80 alla Fininvest, lavorando sempre a trasmissioni con una forte componente comica o ironica ('Banzai', 'Mai dire Mundial', 'Drive In', 'Lupo solitario', 'Matrjoska').

Il passaggio in Rai avviene negli anni '90, quando diventa regista, tra gli altri, di 'Svalutation' con Adriano Celentano e di 'Mi manda Lubrano'. Ma la svolta arriva quando il mitico dirigente di Rai3 Bruno Voglino gli affida 'Diritto di replica', con Fabio Fazio e Sandro Paternostro. È in questo programma che Beldì sperimenta quello che diventerà il suo stile inconfondibile e che consoliderà in 'Quelli che il calcio', sempre al fianco di Fabio Fazio, che lo vorrà poi anche nei suoi primi due Festival di Sanremo: lo stacco su primi piani stretti di particolari apparentemente insignificanti o ridicoli, in grado di dare un tono ironico a quello che nel frattempo veniva detto in trasmissione.

Per questa sua caratteristica di regista-autore viene apprezzato e coinvolto anche in diversi programmi di Celentano ('Francamente me ne infischio' del 1999, 'Rockpolitic' del 2005 e 'La situazione di mia sorella non è buona' del 2007. Poi anche nel Sanremo di Panariello del 2006. Beldì aveva scritto anche tre libri, il primo dei quali dedicato proprio al suo lavoro, 'Perché inquadri i piedi?' del 1996. Gli altri erano dedicati alla sua passione per il calcio da tifoso della Fiorentina.

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