Morto Pietro Mattei, marito della contessa Filo della Torre

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di Giorgia SodaroE' morto a Roma Pietro Mattei, marito della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa nella sua villa all'Olgiata nel 1991. La morte è avvenuta qualche giorno fa e ieri alle 11 sono stati celebrati i funerali nella chiesa di Cristo Re ma la notizia è trapelata solo nelle ultime ore. Mattei è stato stroncato da un ictus. Il delitto dell'Olgiata è rimasto per anni senza colpevoli, nel 2007 su iniziativa di Mattei le indagini furono riaperte e nel 2011 il giallo fu finalmente risolto con l'arresto e la successiva condanna del filippino Winston Manuel Reyes.  

La vita di Pietro Mattei è stata una lunga battaglia per la giustizia e per dissipare le ombre gettate dalla stampa per molti anni su di lui e sulla moglie. Mattei non ha mai fatto un passo indietro, reagendo a colpi di querele agli attacchi, e scrollandosi di dosso il peso di un'opinione pubblica orientata da insinuazioni e sospetti con a dir poco 20 cause per diffamazione vinte. Ma la battaglia più dura è stata quella vinta nel 2007 quando furono riaperte le indagini che portarono all'arresto e alla successiva condanna del cameriere.  

"Pietro Mattei - spiega all'Adnkronos l'avvocato civilista di Mattei, Iacopo Squillante - ha passato una vita a lottare, da un lato, per preservare il suo nome e soprattuto quello della moglie, e dall'altro, perché fosse trovato il colpevole dell'omicidio. Per la diffamazione da parte dei media che in modo disinvolto infangavano lui e la moglie sono arrivate tantissime condanne e nonostante le condanne continuavano ad arrivare diffamazioni. Si arrivò a insinuare che la contessa avesse delle relazioni extraconiugali e ombre furono gettate anche su di lui anche se non è mai stato sospettato dagli inquirenti. Al momento dell'omicidio era all'Eur, era provato".  

"Una storia penosa - racconta l'avvocato - immagini la sofferenza che provava, dopo aver già perso la moglie, a sentirsi dire dietro le spalle, dopo un pranzo o quando lasciava un hotel, 'questo è quello che ha ammazzato la moglie'. Pietro Mattei era una persona che anche umanamente era di notevolissimo spessore, per me è stato più un amico che un cliente. Ci vedevano spessissimo abitava ai Parioli di fronte al mio studio". 

"Tra i tanti procedimenti ancora in corso di natura civile c'è quello nei confronti di quei medici legali, a cui la procura diede incarico di fare le analisi del dna sul lenzuolo che fu trovato nella camera da letto dove fu uccisa la moglie, e che esclusero la presenza di tracce ematiche dell'assassino - spiega - Successivamente a seguito di ben due istanze presentate da Mattei i carabinieri dei Ris trovarono delle macchie evidentissime. Questi medici legali sono stati condannati in primo grado, un caso storico, e ora è in corso l'Appello".  

"Le battaglie legali furono fatte, al di là dei risarcimenti, che infatti sono stati tutti devoluti in beneficenza - conclude - Ma Pietro Mattei non ce l'aveva con tutti, sapeva riconoscere e ringraziare chi invece aveva lavorato bene. Ai carabinieri fece un grandissimo encomio".  

Tra le tante cause affrontate, ce n'è una che lo ha visto come imputato a sua volta in un processo per diffamazione. ''Pietro Mattei è morto da imputato - racconta all'Adnkronos l'avvocato Giuseppe Marazzita, storico legale di Mattei - A Perugia era in corso a suo carico un processo per diffamazione. Il pm Maiorano, tra i vari magistrati che avevano indagato sull'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, lo aveva querelato in seguito ad alcune interviste, rilasciate a un quotidiano, in cui l'imprenditore aveva raccontato che nel fasciolo sull'omicidio della moglie erano state trovate anche una serie di intercettazioni di telefonate mai tradotte. Telefonate fatte dal cameriere filippino che fu arrestato nel 2011, che avrebbero consentito di provarne la colpevolezza molto tempo prima. Queste registrazioni furono poi analizzate dal pm Francesca Loy, che ha risolto il caso''.  

"L'ultima udienza del processo per diffamazione c'era stata proprio pochi giorni fa - dice ancora Marazzita - Per il resto Pietro Mattei, dopo la risoluzione della vicenda giudiziaria, che era stata molto sgradevole per lui, si era molto rasserenato. Una volta dissipate le ombre su di lui aveva avuto anche un riscatto sociale". La battaglia legale tra la famiglia Mattei e alcuni pm della procura di Roma era cominciata alla fine del 2012. Pietro Mattei e i figli Manfredi e Domitilla avevano presentato un esposto contro la Procura in cui accusavano i pm romani che si erano occupati del caso di "superficialità nella conduzione delle indagini", durate 20 anni e che si sono concluse con la condanna, a ottobre del 2012, del cameriere filippino Manuel Winston a 16 anni.