Mosca chiede prove sulla morte di al Baghdadi: "Legittimi dubbi su blitz Usa"

Nonostante i ringraziamenti alla Russia arrivati dal presidente Usa, Donald Trump, dopo l'annuncio dell'uccisione del capo dell'Isis Abu Bakr al-Baghdadi, in Siria, Mosca ha espresso "legittimi dubbi" sulla verdicità dell'operazione americana e sul suo successo. Il ministro della Difesa russo, attraverso il portavoce Igor Konashenkov, ha detto di non avere "informazioni attendibili sull'operazione per uccidere al-Baghdadi, condotta dall'esercito americano nella zona di de-escalation controllata dalla Turchia".

"L'aumento del numero di partecipanti diretti e di Paesi che presumibilmente hanno preso parte a questo 'operazione', ciascuno con dettagli completamente contrastanti, solleva legittimi quesiti e dubbi sulla sua stessa realtà e successo", ha dichiarato il portavoce. Il generale russo ha in primo luogo osservato che "né sabato, né i giorni scorsi sulla zona di de-escalation di Idlib sono stati effettuati attacchi aerei degli Stati Uniti o della cosiddetta 'coalizione internazionale' da loro guidata".

Inoltre, ha continuato Konashenkov, va dimostrata con "prove dirette" degli Stati Uniti e di altri partecipanti al raid la presenza del leader dell'Isis in un territorio non controllato dal ramo siriano di al-Qaeda, principale rivale dell'Isis per il controllo della Siria.