Mosca, gli artisti sacrificati sull’altare delle demolizioni

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Milano, 15 apr. (askanews) – Questo edificio bianco, in stile tipicamente sovietico – come altri migliaia di condomini a Mosca – presto non ci sarà più. Sarà sostituito da un imponente grattacielo, parte di un megaprogetto che ha scatenato molte polemiche e proteste. Ma oltre ad esse, c’è anche una vera rivoluzione culturale e sociale che interessa strati della popolazione sinora tutelati in un certo senso sia in epoca sovietica che dopo: gli artisti. Si dai tempi degli zar e anche in periodo sovietico, gli artisti erano coloro che potevano viaggiare all’estero, dove avevano diritto a lunghi soggiorni.

Oltre ovviamente a un alloggio in patria. Spesso nei cosiddetti “pjatietazhniki” o “khrushoby”, ossia i prefabbricati costruiti all epoca del disgelo, negli anni 60, senza grande attenzione all estetica ma dovendo permettere l inurbamento delle masse. Il sindaco Sergey Sobianin, ha deciso di buttare giù tutto. E costruire grattacieli. Un iniziativa per alcuni molto coraggiosa, per altri riprovevole. Sicuramente un business miliardario.

Sergei Alexandrov, artista, parla di “sfratto di massa”: “Sembra che gli artisti siano diventati superflui” dice. “Siamo stati sfrattati e non ci viene offerto nulla in cambio. E centinaia (di artisti) si sono trovati in questa situazione, stiamo parlando di sfratti di massa”.

Mosca è infatti estremamente cara negli affitti. Solo per gli artisti rare eccezioni.

Polina Surovova, artista, 28 anni: “Pago pochissimo per questo spazio, costi di servizio e utenze, non è molto. Ma se dovessi affittare un locale commerciale, sarebbe dieci o cento volte più costoso, cosa che ovviamente non posso permettermi”.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Gualtiero Benatelli

Immagini e interviste Afp