In mostra come icone bambini nei campi profughi di Sabra e Shatila -2-

Cgi

Milano, 2 nov. (askanews) - Dynys all'inaugurazione si era commossa. "Il mistero che trovavo in tanti anni di lavoro sul Medio Oriente mi ha fatto chiedere talora perchè i profughi scappassero, perchè non facevano come abbiamo fatto noi durante la Resistenza che siamo rimasti a combattere nel nostro Paese. Talora mi dicevo che era una situazione tremenda, e loro erano delle vittime e non potevano fare altro che scappare. Io ho vissuto direttamente questi momenti, dall'interno, con loro. Ma nonostante tutto questo, non vivo queste mie opere come un reportage sulla condizione sui bambini, ma piuttosto l'espressione della loro sacralità e la loro bellezza eterna".

Risultato inedito di un lavoro realizzato dall'artista tra il 2010 e il 2013 a Beirut, la mostra prende la forma di un ciclo di 27 trittici in legno e foglia d'oro. Ogni composizione contiene, come in un sacrario, le immagini catturate tra le strade di questi "ghetti" di paura e di isolamento. "Mi sono trovata davanti ad una città nella città, dove i wall drawings dei ragazzi e la tensione della gente testimoniavano delle ferite ancora aperte. Ma in mezzo a tutto questo mi ha colpita una cosa straordinaria: la vitalità dei bambini che vivono insieme per la strada, si arrangiano in tutto e per tutto, organizzando dei mercatini di vecchi giocattoli riciclati, aggiustando vecchie biciclettine e bigliardini e giostre dismesse e vendendo ogni cosa per strada con un senso di aggregazione che noi non conosciamo. Finito il primo tour di immagini, avevo visualizzato il mio progetto". (Segue)