I motivi alla base della distinzione tra parrucchieri ed estetisti

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Zone rosse parrucchieri centri estetici
Zone rosse parrucchieri centri estetici

L’ultimo dpcm stabilisce che nelle zone rosse i parrucchieri possano continuare a rimanere aperti mentre i centri estetici debbano restare chiusi: a cercare di spiegare il perché sono stati Stefano Binda, segretario regionale della Lombardia di CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) e Giordano Rizzola, responsabile in Lombardia della filiera estetica-benessere intervistati da Fanpage.it.

Zone rosse: parrucchieri e centri estetici

Il primo ha affermato di non conoscere la ragione di questa distinzione, probabilmente fatta su modello della Germania. Il governo ha infatti più volte parlato di un lockdown alla tedesca e potrebbe aver preso ispirazione dai colleghi d’Oltralpe per questa disposizione. “Oggettivamente non c’è nessuna ratio nella distinzione tra parrucchieri e filiera dell’estetica. Ci sono un po’ di buoni argomenti per sostenere che non c’è alcuna razionalità“, ha continuato. In entrambi gli esercizi si lavora infatti su appuntamento e non si creano occasioni di assembramento.

Il secondo ha aggiunto che al di là della questione dell’emulazione politica, potrebbe esserci anche una questione antropologica al di sotto della scelta. L’acconciatore, ha spiegato, è vicino all’esperienza di tutti, maschi e femmine di ogni età, ed è una figura più diffusa territorialmente anche nei piccoli borghi.

Il rischio di chiudere i centri estetici che si erano comunque adattati ad evitare il contagio secondo Binda non farà altro che condurre al rischio dell’abusivismo. Ha comunque assicurato che ci sono già in atto movimento per uniformare la loro situazione a quella dei parrucchieri. Apprezzando che a differenza del primo lockdown l’esecutivo abbia riconosciuto che almeno i parrucchieri non costituiscono filiera a rischio, ma sono anzi essenziali, è pronto a chiedere a gran voce che consenta anche l’apertura degli estetisti.