Mozambico, Don Romano (S.Egidio): "Terroristi vogliono fare il vuoto"

(Adnkronos) - La strategia del terrorismo jihadista in Mozambico è di fare "il vuoto" colpendo "tutto quello che rappresenta il tessuto sociale" con l'obiettivo di sostituirlo con il sedicente Stato Islamico. Raggiunto dall'Adnkronos, Don Angelo Romano, dell'ufficio relazioni internazionale della Comunità di Sant'Egidio, traccia il quadro generale della situazione dopo l'attacco terroristico in cui è stata uccisa suor Maria De Coppi, di cui s'ignorano ancora molti dettagli. E spiega come, dopo l'intervento internazionale a sostegno del governo di Maputo contro i terroristi, questi ultimi abbiano scelto una strategia "di dispersione su un territorio molto vasto". Da anni presente in Mozambico, la comunità di Sant'Egidio ha avuto un ruolo di primo piano nell'accordo di pace che mise fine 30 anni alla guerra civile nel paese africano.

"Dovendo guardare al quadro più ampio di questo attacco orribile costato la vita a suor Maria - afferma don Romano - c'è da constatare che, dal momento in cui c'è stato un intervento internazionale, sia da parte del Ruanda che della forza militare regionale, i terroristi hanno scelto una strategia di dispersione, in un'area molto grande, in gran parte coperta da foreste. Sono zone molto difficili da controllare e molto esposte di fronte ad attacchi come quello contro suor Maria, attacchi indiscriminati contro la società civile che colpiscono persone la cui unica colpa è vivere in un villaggio attaccato dai terroristi".

Don Romano precisa che non solo i cristiani a essere presi di mira. "Ci sono stati diversi attacchi a missioni religiose", "violenze dirette esplicitamente contro cristiani, come in questo caso, l'altro giorno è stato ucciso un catechista in quanto cristiano in un altro attacco. Ma in generale - spiega- quella dei terroristi è una strategia di vuoto, colpiscono anche le moschee, gli imam, le autorità dello stato così come il maestro di scuola, tutto ciò che può rappresentare un tessuto sociale. Perché vogliono creare un vuoto che hanno intenzione di riempire con un altro modello di società, che è quello del sedicente Stato Islamico".

L'attacco in cui è morta la religiosa è avvenuto nella provincia di Nampula, mentre prima il terrorismo era radicato più a nord nella provincia di Cabo Delgado. "I i terroristi - sottolinea - si sono dispersi in un'area molto vasta e sono arrivati ad attaccare zone che prima non erano state attaccate. Hanno perso il controllo di territori dove prima erano fortemente presenti. Ricordiamo che per più di un anno hanno controllato una città che aveva un porto, Mocimboa da Praia, una cosa impressionante. Questo non c'è più. Però i terroristi hanno reagito con attacchi dispersi che evidentemente sono condotti da piccoli gruppi difficili da identificare, per costringere anche le forze armate presenti nel territorio a disperdersi ed essere dunque più vulnerabili".

"Il popolo mozambicano vuole la pace, non accetta questa dinamica di scontro, che ha provocato più di 800mila rifugiati interni. Più dell'80% dei rifugiati - ci tiene a rimarcare Don Romano - viene accolto da famiglie. Non si tratta di campi profughi, ma di famiglie che hanno aggiunto una stuoia, un letto, hanno fatto un recinto in più in giardino, hanno accolto parenti ma anche altre persone".

"Questi attentati terroristici sono inaccettabili, colpiscono degli innocenti", suor Maria De Coppi era "una suora molto anziana, arrivata nel 1963, la sua era una presenza di esemplare dedizione al popolo mozambicano, di donazione fino al martirio. Parliamo di una donna uccisa nell'adempimento della sua missione", sottolinea Don Romano, ricordando la figura dell'83enne suora comboniana.

"Per la comunità di Sant'Egidio questa è una vicenda molto dolorosa, perché il paese si prepara a celebrare l'anniversario della pace firmata il 4 ottobre 1992. Sono 30 anni di pace e questi atti terroristici cercano di mettere in pericolo questa che è stata una delle conquiste più importanti del popolo mozambicano, un popolo che vuole la pace", dice Don Romano, sottolineando che la morte di suor Maria "spinge ancor più all'impegno perché la pace non sia messa in pericolo". (di Maria Cristina Vicario)