Mps, Cda discute misure capitale, fusione rimane elusiva

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Una filiale Monte dei Paschi di Siena a Roma

MILANO (Reuters) - Il Cda del Monte dei Paschi si riunisce per discutere delle strade per rimpinguare il patrimonio e garantire continuità in assenza, per il momento, di un compratore all'orizzonte.

Per ridurre la propria partecipazione del 64% in Mps detenuta a seguito del bailout del 2017, il Tesoro da mesi lavora instancabilmente alla ricerca di un acquirente in modo da colmare il fabbisogno di capitale fino a 2,5 miliardi nell'ambito di una fusione.

Sfumata la possibilità di una firma su un accordo di confidenzialità con UniCredit per la fine del mese mentre in Gae Aulenti si attende l'arrivo del nuovo AD Andrea Orcel, Roma punta ora ad aprire le interlocuzioni con le autorità europee sulla base di un capital plan che si presenta come un 'work in progress' dal traguardo immutato: un'aggregazione che garantisca il futuro di Mps.

All'interno dell'istituto tuttavia si guarda con preoccupazione al gap rispetto ai requisiti regolamentari, limitato al momento ma destinato ad aumentare.

I vertici del Monte hanno vagliato opzioni rappresentate da un Additional Tier 1 da 500 milioni da lanciare nel primo trimestre e un aumento di capitale per coprire l'intero fabbisogno, tuttavia si tratta di strade che presentano ostacoli al momento insormontabili.

Oggi dunque è probabile che si approvi un piano i cui contenuti verranno elaborati in dettaglio nei prossimi mesi lavorando a stretto contatto con Commissione Ue e Bce.

Intanto proseguirà il lavoro sugli elementi che il Tesoro ha approntato per portare a casa l'operazione. Approvate in Finanziaria le Dta e appostato in bilancio il miliardo e mezzo per la ricapitalizzazione, si continua a limare l'operazione di de-risking che vede la partecipazione di Amco e che potrebbe liberare UniCredit di almeno 14 miliardi di deteriorati mentre Mps si alleggerirebbe di attivi high-risk che la pandemia a maggior ragione rischia di tramutare in crediti problematici.

L'altro nodo cruciale da risolvere resta quello dei 10 miliardi di rischi legali, per i quali la strada battuta dal Tesoro affiancato da Bank of America e dai legali di Orrick rimane quella di una soluzione mista con una parte di scorporo e una rete di protezione sulla restante quota.

(Valentina Za e Giuseppe Fonte; in redazione a Milano Gianluca Semeraro)