Mps, perdita 2020 a 1,69 mld, pesano rischi legali, Dta

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Sede di Banca Monte dei Paschi in centro a Siena

ROMA (Reuters) - Banca Monte dei Paschi di Siena ha chiuso il 2020 con 1,69 miliardi di perdite, con i suoi coefficienti patrimoniali che sono stati sostenuti da azioni di capital management dopo l'operazione di cessione dei suoi crediti deteriorati, in vista di una possibile fusione.

Il governo, che tramite il Tesoro controlla con il 64% la maggioranza delle azioni, sta provando a trovare un compratore per la banca ma i progressi nei negoziati sono stati ostacolati dalla crisi di governo e dal cambio al vertice del possibile candidato all'acquisto, Unicredit, seconda maggiore banca per attivi.

A pesare sul risultato d'esercizio sono state componenti non operative per 1,3 miliardi, con quasi 1 miliardo di accantonamenti per rischi e oneri soprattutto legali e da circa 340 milioni di revisione del valore della DTA, imposte differite attive.

L'operazione di derisking Hydra ha fatto scendere il rapporto tra i crediti deteriorati lordi e il totale dei crediti al 4,3% (dal 12,4% di un anno prima) e al 3,4% sulla base della nuova definizione EBA, dice la banca.

Nonostante questo, il capitale di migliore qualità è rimasto al 12,1% come transitional CET1 ratio, ben sopra l'8,7% chiesto dalla vigilanza per lo Srep 2021, grazie ad azioni di capital management.

La banca, alla prese con una ristrutturazione severa legata all'aiuto di Stato ricevuto, deve affrontare un contesto difficile di bassi tassi di interesse che comprimono la redditività e con la prospettiva che la fine dell'emergenza sanitaria farà emergere numerosi fallimenti tra i debitori.

I ricavi sono scesi dell'11,2% con le commissioni calate dell'1,3% e il margine di interesse in flessione del 14% su un anno prima.

Tra le ragioni del calo del margine di interesse la banca ricorda gli impatti della cessione dei crediti unlikely to pay fatta nel 2019 e del deconsolidamento del portafoglio Hydra, della vendita di Mps Belgio.

L'istituto senese ha detto lo scorso mese di puntare a una aggregazione "con un partner di primario standing" ma che è pronta, nel caso in cui questa soluzione non si realizzasse nel breve-medio termine, a fare un aumento da 2,5 miliardi per ricostruire le sue riserve di capitale.

(Stefano Bernabei, in redazione a Milano Cristina Carlevaro)