Muro contro muro. Salvini rimanda al mittente le proteste di Di Maio sul decreto fiscale. Giorgetti incredulo

Pietro Salvatori
ROME, ITALY - JUNE 01: (EDITORS NOTE: Image has been converted to black and white.) Labor and Industry MInister and Deputy PM Luigi Di Maio and Interior Minister and Deputy PM Matteo Salvini (R) arrive to attend the first session of the council of ministers at Palazzo Chigi on June 1, 2018 in Rome, Italy.

Forse mai in questi primi mesi di governo gialloverde si era arrivati così vicini al punto di rottura. La pistola scarica della denuncia, agitata ieri da Luigi Di Maio nel salotto di Porta a Porta, ha comunque generato una deflagrazione politica. Perché se un testo ufficiale del decreto fiscale non esiste, le norme messe all'indice ieri dal capo politico 5 stelle (elevare la soglia del condono dai 100mila euro previsti fino a 2,5 milioni, permettere uno scudo fiscale per i capitali esteri e infine dare un colpo di spugna al reato di riciclaggio) sono rivendicate oggi dal suo collega vicepremier. "Il decreto fiscale non cambia – tuona Matteo Salvini - Quello che abbiamo discusso per ore e ore poi ho ritrovato scritto nel testo, con l'accordo di tutti, lo abbiamo firmato tutti. Ognuno si prenda le sue responsabilità".

Il segretario della Lega è furioso. Così come profondamente contrariato è Giancarlo Giorgetti. Al di là del merito, il vertice del Carroccio è profondamente irritato dal metodo. "È mai possibile - il senso del ragionamento - che vada a fare sceneggiate in tv invece di porre il problema a noi?". È lì che è scattato l'irrigidimento. Il ministro dell'Interno fa sapere che la sua agenda non cambia: i fitti impegni fra oggi e domani rimangono confermati. Indisponibilità totale a qualunque vertice politico risolutivo, perché, a suo avviso, non c'è nulla da risolvere. Chi ha parlato con lui spiega che la "situazione è tesissima". Ma dice anche che non è affatto escluso un suo ritorno anticipato a Roma (al momento previsto per lunedì): "Dipende da quel che succede nelle prossime ore".

Luigi Di Maio, per uscire dal cul de sac, ha spinto fin dalla mattina affinché si riunisse nuovamente il Cdm, per suggellare formalmente il passo indietro. Ipotesi ventilata anche da Giuseppe Conte quando, nella serata di mercoledì, quando gli è scoppiata la bomba in mano, ha da subito meditato di intraprendere questa strada. Scenario che il Carroccio...

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