Musei, attivismo e grandi gallerie: chi conta di più nell'arte -2-

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Milano, 15 nov. (askanews) - Su una linea simile alla dialettica Goldin-Wirth, si muovono anche le successive due posizioni della classifica di Art Review: a un'artista influente e teorica come Hito Steyerl segue un grande gallerista internazionale, David Zwirner, altro brand personale che identifica potere e qualità. Estremamente interessante poi il fatto che al sesto posto, new entry, si trovino Felwine Sarr e Bénédicte Savoy, le due studiose che su richiesta del presidente francese Macron hanno messo il dito nella piaga delle spoliazioni culturali del colonialismo, arrivando a formulare la teoria della restituzione totale di ciò che è stato sottratto. Una dinamica esplosiva, ma anche una misura del modo in cui il pensiero postcoloniale è sempre più centrale anche nel Sistema dell'arte (e in 19esima posizione un'altra new entry dell'attivismo: il gruppo Decolonize This Place). Così non stupisce più trovare al settimo posto Thelma Golden dello Studio Museum di Harlem, né, al decimo, il collettivo indonesiano Ruangrupa, chiamato a gestire la prossima Documenta. Nel mezzo una artista internazionale come Yayoi Kusama (ottava) e la direttrice donna della Tate, Maria Balshaw (nona).

Ma la notizia per noi italiani sta anche nell'undicesima posizione della classifica di Art Review, occupata da Miuccia Prada (nel 2018 era 20esima), che precede veri e propri mostri sacri della critica come Hans-Ulrich Obrist o artisti di culto come Pierre Huyghe, Banksy (rientrato in classifica dopo passaggi a vuoto) e Wolfgang Tillmans. Per Miuccia un riconoscimento che ogni anno si fa più rilevante e che cresce in parallelo con il prestigio, la popolarità e il peso specifico di ciò che la Fondazione Prada porta avanti soprattutto a Milano, ma anche a Venezia e in Cina. La motivazione di Art Review, inoltre, sottolinea il valore museale dei progetti e per il coinvolgimento diretto degli artisti in un ruolo più ampio, come Cao Fei (che, guarda un po', in classifica è 17esimo) o Theaster Gates, entrato nel comitato sulla Brand diversity (in classifica risale dal 30esimo al 20esimo posto, presenza stabile negli ultimi anni). Molte le donne in classifica, spicca per esempio il balzo di 22 posizioni di Kara Walker (ora 28esima), la presenza della collezionista e attivista Pamela J. Joyner (35esima) e la conferma, in salita, di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che da Torino è diventata senza dubbio una delle figure chiave del panorama internazionale (55esima, sei posti guadagnati). Secondo la rivista tra i suoi pregi spicca il sostegno ai giovani artisti, così che, scrivono nella motivazione, "nessuna meraviglia che la Independent Curators International le abbia attribuito il loro Leo Award".

Scorrendo ancora la classifica troviamo due ritorni di nomi importanti come Olafur Eliasson (49esimo), sicuramente aiutato dalla grande mostra alla Tate Modern, uno dei "must see" di questa ultima stagione espositiva europea, ma anche come Trevor Paglen, al momento esposto a Milano, in Osservatorio di Fondazione Prada e presto in arrivo anche alle OGR di Torino. Grande, e meritatissimo, il balzo in avanti di Arthur Jafa, Leone d'Oro all'ultima Biennale di Venezia come miglior artista, e assunto al ruolo di "qualcosa che somiglia alla coscienza del mondo dell'arte americano" grazie al film del 2016 "Love is the Message, the Message is Death", tra l'altro riportato a Palazzo Madama a Torino nei giorni dei Artissima.(Segue)