**Musica: lunedì si apre Festival del Maggio con il pubblico in sala** (3)

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(Adnkronos) – Il programma del concerto è interamente dedicato al compositore russo Igor Stravinskij, nel 50° anniversario della sua scomparsa, con due sinfonie in programma che furono entrambe scritte per il cinquantenario dalla fondazione di due grandi orchestre americane, rispettivamente la Boston Symphony Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra: la Symphonie de Psaumes e la Sinfonia in do. Le composizioni hanno in comune anche l’impostazione della dedica, che, in francese nel 1930, e in inglese nel 1940, il musicista le dichiara “composte per la gloria di Dio” e si collocano nella fase della produzione di Stravinskij che si suole chiamare “neoclassica”.

La Symphonie de Psaumes, composta tra il gennaio e il 15 agosto 1930 e dedicata alla Boston Symphony Orchestra, che può definirsi “sinfonia” nel senso antico della parola, cioè come un pezzo sacro dalle caratteristiche formali non definite e destinato ad un gruppo vocale e strumentale. Si tratta di un lavoro di sacrale monumentalità, per la staticità rituale, e soprattutto perché ci riconduce al cuore della visione pessimistica del mondo di Stravinskij. Il programma si conclude con la Sinfonia in do, cominciata a Parigi nell’autunno del 1938 e composta e commissionata per il cinquantenario della Chicago Symphony Orchestra, che il musicista dichiara di averla scritta “nell’anno più tragico della mia vita” e giunge ad affermare di essere riuscito a sopravvivere solo lavorando alla composizione.

La sinfonia si apre con un semplice motivo di sole tre note enunciato dagli archi nel primo movimento (Moderato alla breve) è il seme da cui germoglia l’intero discorso sinfonico, una sorta di motto che servirà da collante tra primo e ultimo movimento. Il secondo tempo (Larghetto concertante) in forma tripartita mette in risalto le sonorità degli oboi con un disegno cristallino che viene turbato solo nella sezione centrale. Il terzo movimento (Allegretto) ha invece tutto l’aspetto di uno Scherzo in cui dominano ritmi di danza lanciati a tutta velocità con continui cambi di metro. Nel finale (Largo. Tempo giusto, alla breve) ricompare il motto iniziale nel serioso corale di fagotti e ottoni che salda e chiude l’opera secondo il principio della forma ciclica.