Musica: Måneskin, ‘le parolacce cancellate da Zitti e Buoni? Siamo ribelli, non scemi’ (2)

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(Adnkronos) – Il teatro, metafora in contrasto con l’ira del titolo dell'album, diventa lo scenario in cui questa prende forma. “La nostra non è una rabbia nei confronti di qualcuno, ma un’ira che smuove, che crea le rivoluzioni – raccontano i Måneskin – un’ira rivolta alle oppressioni e agli oppressori, che porta a sfogarsi e a ribellarsi verso tutto ciò che ti fa sentire sbagliato e che, come risultato, porta a una rinascita e a un cambiamento. Abbiamo voluto collocare questa forza molto potente in un contesto, quello del teatro, che nell’immaginario comune viene percepito come elegante e pacato. Ci piace questa antitesi: un contrasto che vive nel momento in cui il sipario si apre e, al posto di uno spettacolo o di un balletto, ci si ritrova catapultati in questa esplosione di energia. Il teatro è una metafora, il luogo dove questo impulso potente genera qualcosa di artistico e positivo”.

"La nostra è un’ira catartica – afferma Damiano David – Noi mettiamo nella musica ciò che ci succede, la rabbia è un sentimento umano che provano tutti e anziché reprimerlo lo incalaniamo nella musica. Nel brano ‘In nome del padre’ ci riferiamo a chi dice che non siamo rock, ma anche a quelli che non credevano in noi, che ci dicevano che dovevamo fare altro. E’ un testo contro i limiti e le barriere che hanno provato a metterci davanti. ‘Lividi sui gomiti’ parla invece di ciò che c’è dietro al nostro lavoro, dei nostri sacrifici e della disciplina. Parliamo attraverso la musica ed esprimiamo questo con la musica. ‘Coraline’ non è riferito al film, la scelta del nome è puramente fonetica, la storia è reale ma raccontata in forma di favola. Non parla del cavaliere che salva la principessa, ma è una storia che finisce male, parla dell’appassimento di un fiore e del cavaliere che ne è lo spettatore”.

Campeggia la libertà dalle sovrastrutture e dai filtri inutili, nel nuovo album dei Måneskin, unita al desiderio di essere autentici. Un appello che il gruppo rivolge fin dal primo singolo ‘Vent’anni’ (certificato platino) alla Generazione Z, ma che si allarga a tutto il pubblico: un invito a scrollarsi di dosso etichette preconfezionate per vivere appieno ed essere se stessi, senza paura del giudizio. “Non so se siamo una rock band – afferma Victoria De Angelis – Di certo non vogliamo incasellarci in una determinata categoria. Non ci sono molti gruppi che. Come noi, suonano con strumenti analogici, ma non ci interessa ciò che dicono di noi, noi facciamo la nostra musica, che vuol dire essere noi stessi”.