Musicoterapia al giro di boa, al Senato con la Binetti l’analisi degli esperti

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La musicoterapia è al suo giro di boa. Col decreto del 6 dicembre scorso la professione, i relativi ambiti di applicazione e l’intreccio virtuoso con le Università fanno un grande salto in avanti a beneficio di chi vuole intraprendere questa strada e di chi potrà beneficiare del dono che la musica porta con sé e che il musicoterapista è in grado di amplificare con spirito di servizio e alta formazione nei confronti di chi vive disagi significativi a vari livelli. Proprio per condividere questo trampolino, conquistato dopo anni e anni di battaglie e di impegno da parte dei musicoterapisti, lunedì 20 dicembre alle 11 si terrà una conferenza stampa a Palazzo Madama, presso la Sala Caduti di Nassirya alla quale prenderanno parte molti esperti del settore, ciascuno dei quali si soffermerà su aspetti specifici del cammino portato avanti sin dal 1981, se si guarda alle scuole private nate in Italia e, dal 2006 se si fa riferimento invece al primo corso ufficiale di musicoterapia tenuto dai Conservatori statali italiani de L’Aquila e di Verona. A fare gli onori di casa sarà la senatrice Paola Binetti, psichiatra e presidente Intergruppo parlamentare per le malattie rare. Con lei anche la senatrice e musicista Loredana Russo.

Già nel Medioevo (altro che età oscura!) c’è stato chi, come la monaca e filosofa Ildegarda di Binden riteneva la danza e la musica come mezzi di guarigione per le persone cadute nel disordine mentale e, dopo secoli, sul finire del 700 il medico e musicista londinese, Richard Brocklesby, ha intuito poi l’importanza e la necessità di una conoscenza della musica come scienza allo scopo di applicarla nella cura dei disturbi mentali dedicandovi un trattato specifico. Ma il tempo non è stato maestro se si è dovuti arrivare al 2021 per dare, attraverso una laurea magistrale, dignità piena e riconoscimento ai professionisti che applicano la musica in ambito psichiatrico come è il caso di disturbi dello spettro autistico o di più generalizzati stati di ansia - al nostro tempo tanto comuni quanto dannosi - in ambito geriatrico per aiutare la cura della demenza, e infine in ambito medico, di supporto a pazienti in chemioterapia. Ma non è mai troppo tardi. E d’ora in avanti la figura del Musicoterapeuta, forte di contorni ben definiti (competenze musicali acquisite in conservatorio e competenze scientifiche acquisite all’Università grazie a convenzioni ad hoc), può offrire alla società un supporto maggiore e una professionalità ‘certificata’.

La prima pietra di questo nuovo corso è stata, dunque, posta. E il 20 dicembre al Senato se ne analizzeranno tutti i benefici, approfondendo i risvolti della novità che il decreto porta in dote e cioè il riconoscimento della professione di musicoterapista per coloro che hanno frequentato in un Conservatorio di Musica Statale il triennio seguito dal biennio di specializzazione in convenzione con l’Università.

A confrontarsi sulle possibilità che si aprono con un diploma accademico di secondo livello in ‘Teorie e tecniche in musicoterapia’ (reso possibile dal decreto del 6 dicembre) saranno Maria Letizia Melina, segretario generale del Mur; Antonella Zenga, musicista, docente di musicoterapia in Conservatorio; Marzia Zingarelli, musicista, docente di Conservatorio, delegato per Dsa e disabilità; Bruno Carioti, musicista, esperto al Tavolo di lavoro sulla Musicoterapia del Mur; Stefano Guidi, delegato della Conferenza dei Direttori dei Conservatori Musica; Chiara Berti, delegata del Consiglio universitario nazionale; Beatrice Gargano, musicista, docente di musicoterapia in Conservatorio.

Un corso, quello in ‘Teorie e tecniche in musicoterapia’, che ha come obiettivo, spiega la senatrice Binetti, quello di "ormare musicisti qualificati in grado di effettuare un uso professionale della musica e dei suoi elementi come forma d’intervento in ambito medico, educativo e della vita quotidiana con individui, gruppi, famiglie e comunità".

Il piano formativo, che sarà al centro delle tematiche affrontate lunedì a Palazzo Madama, evidenzia ancora la parlamentare, “integra la formazione musicale indirizzata agli scopi musicoterapici con una formazione in area psicologica, medica e pedagogica, per l’inserimento professionale in percorsi di riabilitazione e di cura”. L’obiettivo del corso, in sostanza, è "sviluppare capacità e tecniche di progettazione per l’utilizzo consapevole e mirato del suono e della musica nei vari settori: educativo-preventivo, di integrazione/sviluppo personale e sociale, riabilitativo e terapeutico".

(di Veronica Marino)

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