In Myanmar blitz dell'esercito nelle sedi di gruppi editoriali

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AGI - Nuovo attacco dei militari golpisti in Myanmar contro la stampa. Soldati hanno fatto irruzione nel quartier generale di Kamayut Media a Rangoon, l'ex capitale e la città più popolosa del paese, e hanno arrestato il suo co-fondatore, Han Thar Nyein, e il redattore capo, Nathan Maung, secondo il portale Myanmar Now. Soldati hanno fatto irruzione anche nell'ufficio di Mizzima, una delle cinque testate la cui licenza di pubblicazione e trasmissione è stata annullata lunedì.

Mizzima, creato da giornalisti birmani in esilio nel 1988, ha ribadito il suo impegno a "continuare a combattere contro il colpo di stato militare e il ripristino della democrazia e dei diritti umani in Birmania" e si è impegnato a continuare a scrivere sui suoi portali digitali e sui social media.

Raid delle forze sicurezza contro i lavoratori delle ferrovie

Attaccati anche i lavoratori delle ferrovie, fra i più attivi partecipanti alle manifestazioni di protesta contro i militari al potere dopo il colpo di Stato che il primo febbraio ha deposto la leader Aung San Suu Kyi. Diverse centinaia di agenti di polizia e soldati dell'esercito sono stati schierati attorno agli edifici dove risiedono i lavoratori della stazione Ma Hlwa Gone, nella parte orientale di Yangon.

Secondo le testimonianze raccolte dall'agenzia France Presse, impediscono agli abitanti di uscire e forzano le porte per entrare negli appartamenti; sono circa 800 i lavoratori della stazione coinvolti nel movimento di protesta contro il regime militare: come molti altri dipendenti pubblici, medici, insegnanti, funzionari pubblici, bancari e dipendenti delle società di servizi di energia, si astengono dal lavoro da oltre un mese impedendo che la vita economica del Paese proceda regolarmente.

I sindacati principali promuovono uno sciopero generale che paralizzi l'economia e metta i golpisti al potere con le spalle al muro. La giunta militare che guida il Myanmar dal primo febbraio ha ordinato ai funzionari di tornare al lavoro dall'8 marzo: in caso contrario saranno licenziati e si esporranno a rappresaglie. La forte presenza di forze militari nelle piazze della capitale sta intanto cominciando a dissuadere i manifestanti, che risultano meno numerosi da quando, domenica, una mega operazione di repressione ha bloccato per ore centinaia di persone.