Myanmar, concessi gli arresti domiciliari a San Suu Kyi

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AGI - La leader del Myanmar, Aung San Suu Kyi, è agli arresti domiciliari nella sua casa nella capitale Naypyidaw ed è in "buone condizioni di salute". Lo rende noto un portavoce del suo partito. San Suu Kyi, 75 anni, era stata arrestata e portata in carcere tra domenica e lunedì nel corso del colpo di Stato da parte della giunta militare. È stata accusata di aver importato illegalmente nel suo Paese delle radio walkie-talkie.  

Intanto non si ferma l'ondata di arresti. È stato individuato e fermato il braccio destro della leader birmana, Win Htein, prelevato dai militari direttamente dalla casa di sua figlia. Il 79enne non è nuovo a questo tipo di misure dato che, già in passato, ha trascorso lunghi periodi di detenzione per aver fatto campagna contro le giunte militari che hanno governato il Paese.

Prima di essere arrestato, Win Htein aveva rivolto ai media locali un appello chiedendo ai birmani di "opporsi il più possibile" ai generali. Secondo l'associazione di assistenza ai prigionieri politici (AAPP), che ha sede a Rangun, più di 130 funzionari e deputati sono stati arrestati nell'ultima settimana in tutto il Paese.

L'ulteriore stretta della rete di sorveglianza da parte dell'esercito ha scatenato nuove proteste nel Paese. Alcune centinaia di persone, soprattutto insegnanti e studenti, hanno protestato all'interno dell'Università Dagon di Rangun mostrando un saluto a tre dita preso in prestito dai movimenti democratici della Thailandia. Marciando intorno all'Ateneo gli studenti hanno cantato "Lunga vita a Madre Suu" sventolando bandiere rosse, il colore del partito Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd) fondato dalla leader.

Un gesto di solidarietà a cui hanno aderito decine di impiegati di diversi ministeri a Naypyidaw, attuale capitale del Myanmar, nei cui uffici sono state scattate fotografie di gruppo con indosso dei nastri rossi. Anche per questo la giunta militare ha deciso di bloccare nel Paese piattaforme come Facebook e Whatsapp, ritenuti mezzi pericolosi per la diffusione di questo tipo di testimonianze.