Myanmar: Usa e Cina divise nella reazione al golpe militare

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 1 feb. (askanews) - Il colpo di Stato militare in Myanmar è stato condannato dagli Stati Uniti, mentre la Cina si è limitata a prenderne atto, con il resto del mondo che è diviso lungo linee ampiamente prevedibili.

Tony Blinken, neo segretario di Stato americano, messo di fronte alla sua prima grande crisi da quando ha assunto l'incarico la scorsa settimana, ha espresso "grave preoccupazione e allarme". Ha invitato le autorità militari di Myanmar a rilasciare tutti i funzionari del governo civile arrestati, compresa la leader del Paese ed ex icona della lotta per la democrazia, Aung San Suu Kyi, e a rispettare la volontà del popolo espressa nelle elezioni democratiche dello scorso 8 novembre. Blinken ha poi sottolineato che gli Stati Uniti "sostengono il popolo di Myanmar nelle loro aspirazioni di libertà, democrazia e sviluppo".

Il portavoce degli affari esteri cinese si è invece limitato a prendere atto dell'avvenuto golpe e si è rifiutato di discutere se la Cina, che ha interessi nel settore del petrolio e del gas in Myanmar, avesse messo in guardia contro una simile mossa quando il ministro degli Esteri di Pechino ha incontrato il capo militare dell'ex Birmania il mese scorso dopo la pesante sconfitta del suo partito alle urne.

"Abbiamo preso nota di quello che è successo in Myanmar e siamo in procinto di comprendere ulteriormente la situazione", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, in un briefing quotidiano a Pechino. "La Cina è un vicino amico di Myanmar. Ci auguriamo che tutte le parti in Myanmar possano gestire adeguatamente le loro differenze in base alla costituzione e al quadro giuridico e salvaguardare la stabilità politica e sociale", ha aggiunto la stessa fonte.

Nell'incontro del mese scorso tra il capo militare di Myanmar, il generale Min Aung Hlaing, che ha assunto il potere dopo il golpe, e il massimo diplomatico cinese, Wang Yi, il generale ha affermato che le elezioni di novembre erano state fraudolente, citando irregolarità che hanno fatto eco a molte delle affermazioni fatte da Donald Trump sulla sua sconfitta elettorale nello stesso mese contro Joe Biden.

"La Cina non accoglierà con favore le notizie del colpo di Stato. I cinesi hanno rapporti cordiali con Aung San Suu Kyi che si sono approfonditi mentre i Paesi occidentali hanno criticato la risposta del suo governo civile alla crisi dei Rohingya. L'esercito, d'altra parte, è percepito come dotato di una vena più indipendente che cercava di bilanciarsi con l'influenza cinese", ha spiegato Champa Patel del think tank londinese di Chatham House.

Gli altri Paesi vicini dell'ex Birmania, come Thailandia, Cambogia e Filippine hanno seguito in gran parte la Cina insistendo sul fatto che si tratta di una questione interna al Myanmar.

Il segretario generale dell'Onu, António Guterres, ha condannato il golpe, come un grave colpo alle riforme democratiche nel Paese. L'Onu è stata al centro degli sforzi finora in gran parte infruttuosi per organizzare il ritorno in Myanmar di decine di migliaia di rifugiati Rohingya bloccati nei campi in Bangladesh.

Il Bangladesh ha chiesto pace e stabilità in Myanmar e ha detto che spera ancora che il suo vicino compia sforzi sinceri per portare avanti il processo in stallo di rimpatrio volontario dei rifugiati Rohingya.

Nel Regno Unito, il primo ministro Boris Johnson ha twittato: "Condanno il colpo di stato e la detenzione illegale di civili, tra cui Aung San Suu Kyi, in Myanmar", e ha detto che il voto deve essere rispettato.

La reputazione della vincitrice del premio Nobel per la pace è diminuita drasticamente in occidente a causa del suo approccio ai Rohingya, anche quando ha difeso il Myanmar durante un caso di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia dell'Aia. I suoi sostenitori affermano che il progresso relativamente lento verso le riforme nel suo Paese è stato giustificato proprio dal colpo di stato che aveva avvertito era sempre all'orizzonte.

C'erano state speranze che la sua schiacciante vittoria alle elezioni di novembre l'avrebbe incoraggiata a mostrare una maggiore indipendenza dai militari.

Anche il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, ha chiesto il rilascio degli arrestati. E la ong birmana per i diritti umani ha detto: "Il colpo di stato segue le oltraggiose affermazioni di frode elettorale durante le recenti elezioni generali del Paese, e questo viene ora utilizzato come pretesto per lo stato di emergenza".

"Sappiamo da tempo che i militari cercavano di consolidare il proprio potere, e lo hanno fatto oggi con la forza, con il mondo che guarda. Questi atti demoliscono completamente qualsiasi progresso democratico che il Paese abbia compiuto e servono solo a proteggere ed elevare il comandante in capo, Min Aung Hlaing".