Nancy Pelosi striglia i Repubblicani. Al Congresso il dialogo è in alto mare

Francesco Russo
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AGI - Le due massime autorità democratiche a Capitol Hill - la speaker della Camera, Nancy Pelosi, e il capo della minoranza al Senato, Chuck Schumer - hanno esortato i Repubblicani del Congresso a riconoscere la vittoria del presidente eletto Joe Biden e a collaborare per risolvere le emergenze del Paese, a partire dall'epidemia di coronavirus. "Fermate il circo e mettetevi a lavorare su quello che conta davvero per il popolo americano", ha tuonato Pelosi in conferenza stampa, "è davvero una sventura che i Repubblicani abbiano deciso di non rispettare il volere del popolo". "Le elezioni sono finite", ha dichiarato invece Schumer, "Repubblicani del Senato, smettetela di negare la realtà".

Allarme rosso sui ricoveri per Covid

Nelle ultime due settimane il numero di statunitensi ricoverati per Covid è cresciuto di quasi il 50%, sfondando quota 60 mila per la prima volta. "Questo è un allarme rosso", ha sottolineato Pelosi, "ma avrebbe dovuto esserlo molto tempo fa. Il presidente e i Repubblicani del Congresso lo hanno ignorato con i ritardi, la distorsione, la negazione. Morti sono state causate. E cosa stanno facendo ora? Continuano a ignorare a dispetto di questi numeri".

L'appello di Pelosi ha come principale destinatario il leader della maggioranza 'Gop' in Senato, Mitch McConnell, con il quale, prima delle elezioni, il dialogo sul nuovo piano di stimoli a sostegno dell'economia sembrava giunto a buon punto. Il presidente uscente Donald Trump si era detto favorevole ad aumentare gli stanziamenti per avvicinarsi ai 2.200 miliardi di dollari chiesti dai Democratici. McConnell si era messo però di traverso, anche per ragioni tattiche. Il leader della maggioranza repubblicana in Senato paventava infatti che chiudere l'intesa sugli stimoli avrebbe ingolfato il calendario parlamentare, mettendo a rischio le udienze di conferma della nuova giudice della Corte Suprema voluta dal presidente, Amy Coney Barrett. Il timore era che un eventuale successo di larga misura dei Democratici alle elezioni per il rinnovo del Congresso avrebbe poi potuto mettere a repentaglio la conferma di Barrett, cattolica conservatrice chiamata a sostituire l'icona liberal Ruth Bader Ginsburg.

Sugli stimoli McConnell non cede

McConnell non è però tornato sui suoi passi. Anzi, in seguito all'annuncio dell'efficacia del vaccino sviluppato da Pfizer e Biontech, il capo dei senatori Gop ha rafforzato la sua convinzione sulla necessità di un pacchetto di aiuti più limitato, considerati inoltre gli ultimi positivi dati sul mercato del lavoro.

Schumer non cede e chiede ai Repubblicani di approvare gli stimoli prima del 20 gennaio, la data dell'insediamento di Biden. "Un vaccino rende il provvedimento ancora più necessario perché il vaccino dovrà essere distribuito in modo equo e serve una campagna di educazione sulla sua sicurezza eccetera", ha detto il leader della minoranza dem, secondo il quale "questa elezione è stata forse più un referendum su chi possa gestire meglio il Covid che altro".

"L'approccio di Trump è stato rigettato, quello di Biden è stato abbracciato", ha proseguito Schumer, "per questo riteniamo che ci sia una migliore chance di approvare il testo nel periodo di transizione, se solo i Repubblicani la smettessero di sposare le ridicole bravate alle quali Trump li sta costringendo e si concentrassero sui bisogni della gente".

Passare a Biden i briefing sull'intelligence?

Il fronte repubblicano non è però così compatto a difesa di Trump come era stato nei quattro anni della sua amministrazione. Il licenziamento del segretario alla Difesa, Mark Esper, e dei massimi dirigenti del Pentagono ha sollevato preoccupazioni per la sicurezza nazionale e nel Gop c'è chi teme che possa toccare presto ai vertici di Cia e Fbi. Si levano così voci che chiedono di inviare a Biden i briefing di intelligence, pur mettendo le mani avanti su una possibile soluzione favorevole a Trump delle attuali controversie legali. "È molto importante, è probabilmente la parte più importante della transizione perché vogliamo che il presidente eletto, supponendo che prevalga, sia pronto dal Giorno Uno", ha dichiarato alla Abc Susan Collins, la senatrice del Maine che negò a Trump l'appoggio durante il voto.

"Non credo che assicurarsi di essere pronti per ogni possibile contingenza pregiudichi quanto il presidente sostiene in tribunale o altrove", afferma un altro 'never trumper', il presidente della commissione all' intelligence del Senato Marco Rubio, "quando si tratta di sicurezza nazionale, dovremmo fare tutto il possibile per garantire che, chiunque sia il prossimo presidente, l'attuale o il vicepresidente Biden, tutto sia preparato".