Napoleone, il discendente: "Non sarebbe entrato nella leggenda se non fosse morto a Sant'Elena"

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""Ne sono convinto, il mio antenato non sarebbe mai entrato nella leggenda senza la sua morte a Sant'Elena. La sua esistenza è stata come un meteorite. L'isola sull'Oceano Atlantico è stata la sua tomba, ma al contempo ne ha cullato il mito e l'epopea". E' quanto ha dichiarato in una intervista al settimanale francese 'Point de vue', Jean Christophe, prince Napoléon, discendente da Jérome fratello dell'imperatore francese, ricordando l'illustre antenato, nelle celebrazioni dei 200 anni dalla morte.

E sulle recenti polemiche legate al vissuto napoleonico, 'pour ou contre' la cancel culture ha spiegato: "in fondo ricordare Napoleone significa celebrare la storia della Francia, un momento di orgoglio nazionale, soprattutto oggi in questo periodo così difficile. Indubbiamente l'imperatore ha commesso errori, nessuno vuole negarli o giustificarli - ha proseguito- ma forse bisognerebbe cercare di capire il momento storico, l'epoca in cui visse l'imperatore, così diversa dalla nostra. Difficile, se non impossibile - ha aggiunto Jean - Christophe Napoléon - giudicare una persone che è vissuta due secoli fa alla luce dei principi e degli ideali del XXI"

Riguardo poi alla reintroduzione della schiavitù e alle guerre che hanno causato milioni di morti, Jean -Christophe Napoléon ha aggiunto: "lo stesso imperatore a Sant'Elena ha riconosciuto i suoi errori e nel 1805 ha abilito la tratta degli schiavi, riguardo poi ai conflitti che hanno infiammato il vecchio continente - ha ricordato il discendente dell'imperatore- non dimentichiamoci che fino al 1810 si trattava di guerre in difesa dei confini e della Francia contro le coalizioni straniere preoccupate del propagarsi delle idee della Rivoluzione Francese".

Nel corso della lunga intervista ha ricordato ancora come il suo illustre antenato "abbia gettato le basi per la creazione della democrazia nel Paese, di una Francia contemporanea creando le prefetture, la Camera del Commercio, la Banca di Francia, lavorando al codice civile e penale, istituendo scuole e licei... erigendo l'Arc de triomphe, la colonne Vendome e persino, per la prima volta, inserendo il numero civico nelle strade".